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11.12.2017.

Cos’è l’Ebola?

Il virus Ebola è un virus raro ma spesso letale, responsabile dello sviluppo di una grave malattia nota con il nome di febbre emorragica. Si tratta di un virus a RNA, del genere Ebolavirus, per il quale si conoscono 4 specie responsabili della malattia. L’infezione del virus danneggia i vasi sanguigni, interessando molti organi (fegato, reni ecc..) e spesso portando a manifestazioni emorragiche eccessive.

Il virus Ebola può essere contratto tramite il contatto diretto con sangue o fluidi corporei di una persona infetta (contagiosa solo dopo la comparsa dei sintomi), anche in seguito a decesso. Il virus però può essere trasmesso anche tramite il contatto con oggetti (come aghi) contaminati o anche animali infetti. Il virus può infettare l’ospite tramite il contatto con le mucose, come gli occhi ed il naso, o tramite le ferite. La diffusione del virus non avviene tramite l’acqua, l’aria od il contatto con portatori.

L’incubazione del virus dura circa 8-10 giorni, fino a che si sposta nei linfonodi e quindi nel fegato, nella milza e nel surrene. I sintomi iniziali dell’infezione del virus Ebola sono simili a quelli influenzali o anche a quelli associati a malattie più comuni come la meningite e la malaria. I sintomi progrediscono nel tempo diventando sempre più gravi, includendo la presenza di insufficienza multi-organo e di emorragie inspiegabili.

Secondo i dati epidemiologici forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riguardanti le passate epidemie di Ebola, la letalità del virus è variata dal  25% al 90% dei casi.

Il virus Ebola è stato identificato per la prima volta nel 1976, in quella che oggi è chiamata Repubblica Democratica del Congo. Da allora, nell’Africa sud-Sahariana sono state osservate periodicamente delle epidemia di Ebola. Tra il 2014 ed il 2016, l’Africa Occidentale è stata colpita dalla più grande epidemia di Ebola mai registrata dal 1976, con 15.261 casi confermati.

Durante questa epidemia, sono stati accertati due casi di persone italiane infettate dal virus Ebola; entrambe le persone, un medico ed un infermiere, hanno contratto il virus in Sierra Leone durante la loro prestazione d’opera per l’organizzazione Emergency. I due operatori sanitari, dopo essere stati trasportati in Italia in condizioni di bio-contenimento, sono stati ricoverati e trattati con successo.

Dall’epidemia del 2014, per limitare il rischio di epidemia in Italia, il Ministero della Salute ha emanato alcuni decreti e direttive per la sorveglianza, gestione e contenimento di eventuali casi di sospetta o accertata infezione. Ad oggi il rischio di contrarre l’infezione da virus Ebola in Italia è molto basso. Pertanto i pazienti non vengono routinariamente testati per la presenza di questo virus, ma solo nel caso in cui si tratti di persone con segni e sintomi caratteristici e che abbiano recentemente visitato zone in cui il virus è presente o abbiano avuto contatti con persone infette.

Oltre al virus Ebola esistono altri virus in grado di sviluppare la febbre emorragica, come il Marburg, l’Hantavirus ed il virus della febbre gialla. La maggior parte di questi virus vivono in animali o insetti. Nel caso del virus Ebola, gli organismi ospiti di elezione sono i pipistrelli ma può essere presente anche in gorilla e scimpanzè. Pertanto le epidemia di Ebola tendono ad essere ristrette alle zone nelle quali sono presenti questi animali, anche se il virus può infettare i viaggiatori che quindi possono portare il virus in altri paesi.

I sintomi precoci di Ebola sono aspecifici e possono essere confusi con altre malattie infettive in grado di causare febbre alta. Nel caso in cui un paziente presenti sintomi di febbre emorragica ed esista il sospetto di contagio del virus Ebola, possono essere richiesti test specifici per l’identificazione di questo virus o anche di altri virus o batteri responsabili di sintomi analoghi.

Le persone sospettate di aver contratto l’Ebola devono essere necessariamente isolate al fine di prevenirne la trasmissione. Il personale sanitario che deve lavorare a stretto contatto con il paziente deve utilizzare dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) atti a impedire il contagio nonostante il contatto con sangue e liquidi biologici del paziente. Il caso di Ebola sospetto o accertato deve essere segnalato alle autorità nazionali competenti. L’Ebola infatti rientra tra le malattie a notifica obbligatoria, richiedenti una segnalazione immediata per la loro particolare pericolosità.

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Approfondimenti
  • Segni e Sintomi

    I primi sintomi di Ebola in genere appaiono dopo 8-10 giorni dall’esposizione del virus, ma possono comparire anche dopo 2 o dopo 21 giorni.

    Nelle fasi precoci i sintomi sono aspecifici. Possono essere facilmente confusi con i sintomi di altre malattie infettive in grado di causare febbre alta.

    I segni e sintomi precoci includono:

    • Febbre
    • Brividi
    • Dolore muscolare
    • Astenia
    • Debolezza
       

    Dopo circa 5 giorni possono progredire a:

    • Diarrea grave
    • Nausea
    • Vomito
    • Inappetenza
    • Mal di stomaco
    • Dolore toracico
    • Dispnea
    • Eruzioni cutanee
    • Cefalea grave
    • Stato confusionale
    • Convulsioni
    • Edema cerebrale (accumulo di liquidi dentro ed intorno all’encefalo)
    • Occhi iniettati di sangue
    • Lividi
    • Emorragie inspiegabili
       

    Non tutte le persone infettate da Ebola manifestano gli stessi sintomi. Per esempio, durante l’epidemia del 2014-2016, gli episodi emorragici sono stati riportati solo nel 18% dei casi.

  • Esami
    Esami diagnostici

    La probabilità di contrarre il virus Ebola in Italia è estremamente bassa. Pertanto questi test vengono eseguiti nel caso in cui una persona, considerata a rischio per aver avuto contatti con persone infette o per aver viaggiato in aree nelle quali il virus è endemico, presenti segni e sintomi che possano far sospettare la presenza di un’infezione da virus Ebola.

    Gli organi sanitari internazionali hanno fornito una guida per la valutazione del rischio di una persona di aver contratto l’Ebola. Per esempio, l’aver avuto contatti non protetti con qualcuno affetto da Ebola, rappresenta un alto rischio di aver contratto la malattia. L’aver viaggiato in un paese noto per la presenza del virus anche nelle aree urbane ma senza aver avuto contatti con persone malate invece, viene considerato un basso fattore di rischio.

    Le persone con sospetto di Ebola, possono essere sottoposte a test per la rilevazione di altre malattie simili, come la malaria, la febbre tifoide, il Marburg o altri tipi di febbre emorragica oltre ad infezioni batteriche come la polmonite. Gli organi internazionali della sanità chiariscono infatti che il sospetto di Ebola non deve ritardare la diagnosi e quindi il trattamento di altre malattie molto più diffuse e quindi più probabili.

    Non esistono test che permettano di rilevare il virus Ebola prima della comparsa dei sintomi. Per la rilevazione del virus, devono essere comparsi i sintomi almeno da tre giorni; pertanto alcune persone possono necessitare della ripetizione del test per verificare l’eventuale presenza di risultati falsamente negativi.

    I test diagnostici per l’Ebola includono:

    • RT-PCR: questo test rileva la presenza del materiale genetico virale (RNA) in un campione di sangue. Nelle persone con sintomi acuti possono essere usati anche campioni di saliva. Durante le epidemie il test RT-PCR eseguito su un campione di sangue è il metodo di riferimento. Il test sulla saliva viene di solito eseguito post-mortem.
    • Ricerca degli antigeni del virus Ebola: questo test rileva la presenza di antigeni del virus Ebola nel sangue del paziente. Può essere utilizzato entro pochi giorni dalla comparsa dei sintomi. Esistono due tipi di test:
      • Test rapido – si tratta di un test POCT (point-of-care) che può essere eseguito prelevando un campione di sangue tramite la puntura di un dito del paziente e fornisce un risultato in meno di un’ora. È in grado di rilevare la presenza di antigeni del virus anche in un campione di saliva raccolto post mortem. Questo test è stato immesso sul mercato durante l’epidemia scoppiata nell’Africa occidentale nel 2014.
      • Test di laboratorio – questo test rileva, come il precedente, la presenza degli antigeni del virus Ebola in un campione di sangue, ma richiede strumentazioni e personale di laboratorio specializzati.
    • Ricerca degli anticorpi, IgG e IgM, anti-Ebolavirus: questo test rileva la presenza di anticorpi in grado di riconoscere gli anticorpi prodotti dall’organismo del paziente in risposta all’infezione. La classe di immunoglobuline IgM si sviluppa per prima, seguita poi dalle IgG.
       

    Per la diagnosi in fase acuta di Ebola, l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda l’esecuzione del test molecolare e del test ELISA per la ricerca degli antigeni. L’uso del test rapido viene raccomandato in corso di epidemia nel caso in cui non vi sia disponibilità del test molecolare per il “triage” dei pazienti. L’uso del test rapido richiede comunque la conferma con il test eseguito in laboratorio.

    A scopo di ricerca, può essere anche eseguito l’esame colturale del virus Ebola. Questa metodica però può essere eseguita in laboratori ad alto livello di biosicurezza (livello 4), presenti di solito solo in organizzazioni di salute pubblica nazionali e non disponibili comunemente.

    Altri test di laboratorio

    Per la valutazione dello stato di salute complessivo possono essere utilizzati altri test. Alcuni esempi sono:

  • Prevenzione e Trattamento
    Prevenzione

    Non esiste un vaccino per il virus Ebola, anche se il suo sviluppo è in corso di studio.

    La prevenzione dal contagio del virus Ebola è fonte di grande preoccupazione per le persone che devono recarsi nelle zone in cui l’Ebola è endemico.

    In questo caso, è possibile diminuire il rischio di contagio tramite una detersione frequente ed accurata delle mani ed evitando il contatto con persone malate o morte per Ebola. Sul sito del Centers for Disease Control (CDC) sono presenti maggiori informazioni riguardanti la prevenzione per coloro che devono recarsi in tali zone (Ebola prevention for travelers).

    In caso di epidemie di Ebola, gli operatori sanitari devono attenersi a specifiche procedure di sicurezza. Alcuni esempi includono:

    • Indossare Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) adeguati, incluse maschere, guanti, camici e protezioni per gli occhi
    • Utilizzare adeguati protocolli di sterilizzazione e di controllo dell’infezione
    • Evitare il contatto diretto con i corpi di persone decedute per Ebola
    • Notificare agli organi competenti il contatto con sangue o fluidi corporei di persone affette da Ebola
       

    Nel caso in cui una persona che abbia soggiornato anche per brevi periodi in uno dei paesi considerati endemici per l’Ebola o che abbia avuto contatti con persone affette da Ebola, voglia donare il proprio sangue, è necessario osservare un periodo di sospensione dalla donazione di 3 mesi per accertare l’assenza del virus.

    Trattamento

    Non esistono trattamenti specifici per l’Ebola, nonostante siano in fase di studio terapie volte al rafforzamento delle risposte immunitarie, alcuni farmaci e terapie basate sulla somministrazione di emocomponenti.

    Il trattamento dell’Ebola attualmente riguarda il controllo e la limitazione dei sintomi e delle complicanze gravi come la disidratazione, lo sbilanciamento elettrolitico, lo shock settico e l’insufficienza d’organo.

    La somministrazione tempestiva di terapie di supporto può migliorare la prognosi.

    Sul sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è possibile trovare ulteriori informazioni riguardo la cura ed il trattamento dell’Ebola.

Fonti

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