Noto anche come
Trisomia 21
SD
Ultima Revisione:
Ultima Modifica: 06.03.2020.

Cos’è la sindrome di Down?

La Sindrome di Down (SD) è una condizione congenita causata dalla presenza di una copia aggiuntiva, intera o parziale, del cromosoma 21 in tutte o nella maggior parte delle cellule degli individui affetti. Consiste in una serie di segni, sintomi, difetti di nascita e complicanze dovute ad un errore nella divisione cellulare, che si verifica prima o immediatamente dopo il concepimento. Questo errore ha un effetto molto esteso sullo sviluppo fisico e mentale della persona affetta. La Sindrome di Down è uno dei disordini cromosomici tra i più diffusi e conosciuti, e la causa genetica più frequente di disabilità dell'apprendimento.

I cromosomi contengono il patrimonio genetico dell'organismo. La maggior parte delle cellule del nostro organismo contiene 22 coppie di cromosomi ed una 23-esima coppia, costituita dai cromosomi XX (nelle femmine) o XY (nei maschi), per un totale di 46 cromosomi. Le cellule riproduttive, cellule uovo e spermatozoi, contengono un singolo assetto di 23 cromosomi che si combinano, in seguito alla fecondazione della cellula uovo da parte dello spermatozoo, a formare un nuovo assetto di 46 cromosomi nel feto (metà proveniente da ciascun genitore). In seguito, l'ovulo fecondato subisce una serie di divisioni che si succedono ripetutamente e che portano allo sviluppo del feto. 

  • Nella maggior parte dei casi di Sindrome di Down, un evento casuale determina l'inserimento di una copia aggiuntiva del cromosoma 21 o nella cellula uovo o nello spermatozoo. Questa copia aggiuntiva diviene parte dell'ovulo fecondato ed è replicata in tutte le cellule dell'embrione. Questa forma di sindrome di Down è denominata Trisomia 21 (perché l'embrione ha ottenuto due copie del cromosoma 21 da un genitore e una copia dall'altro), e costituisce circa il 95% di casi di SD.
  • L'errore può avvenire anche dopo il concepimento, durante lo sviluppo dell'embrione. Durante la crescita del feto, alcune cellule risulteranno di 47 cromosomi, altre di 46. Questa forma di sindrome di Down è denominata Trisomia 21 a mosaico, o mosaicismo, ed è meno frequente della precedente.
  • Un'altra forma, più rara, di Sindrome di Down è chiamata Trisomia 21 da traslocazione, e consiste nella traslocazione di una parte del cromosoma 21 su un altro cromosoma, prima o durante il concepimento. Sebbene il feto possieda 46 cromosomi, ha una porzione aggiuntiva di un cromosoma 21 nelle sue cellule. Questa forma costituisce circa il 4% dei casi di SD.


Tutti gli individui con materiale genetico aggiuntivo del cromosoma 21, indipendentemente dalla causa, svilupperanno alcune delle caratteristiche della Sindrome di Down. Le specifiche caratteristiche presenti e la gravità dei problemi di salute, però, variano tra gli individui. 

La prevalenza alla nascita della sindrome di Down (SD) nei vari Paesi varia da 1/400 a 1/3000 nati vivi. Il rischio di avere un bambino affetto incrementa significativamente con l'età della donna, ed è identico in ogni popolazione. 

La seguente tabella riassume il rischio in base all'età materna:

Età materna Rischio di avere un bambino affetto da SD
20 1 ogni 1480
30 1 ogni 940
40 1 ogni 85
45 1 ogni 35

Tuttavia, dal momento che sono le donne più giovani ad avere un numero maggiore di figli, la maggioranza dei bambini con Sindrome di Down, circa l'80%, nasce da donne con meno di 35 anni di età.

Attualmente non esistono prove a dimostrazione che la Sindrome di Down sia causata da fattori ambientali o da qualsiasi attività prima o durante la gravidanza. Sebbene la SD sia una malattia genetica, solo la Trisomia 21 da traslocazione può essere ereditaria.

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Approfondimenti
  • Segni e Sintomi

    segni e i sintomi associati alla Sindrome di Down sono numerosi, ma non tutti i bambini li presentano tutti, ed il grado con cui sono espressi può variare enormemente. Segni e i sintomi comprendono:

    • Testa piccola con attaccatura bassa delle orecchie
    • Collo corto con eccesso di pelle sulla schiena
    • Occhi obliqui, spesso con una piega della pelle che ricopre l'angolo interno, faccia ampia e piatta e naso corto
    • Bocca piccola e lingua sporgente
    • Macchie di Brushfield (macchie bianche nell'iride)
    • Mani e piedi piccoli ma ampi, con una singola piega che attraversa il palmo
    • Dita corte e osso anormale nel mignolo
    • Scarso tono muscolare (ipotonia)
    • Articolazioni eccessivamente flessibili
    • Instabilità atlanto-assiale (una malformazione spinale)
    • Ritardo mentale da lieve a moderato

    I disturbi cognitivi (disturbi che compromettono l'apprendimento e il ragionamento) e le disabilità mentali variano da lievi a moderati, e possono includere:

    • Deficit dell'attenzione
    • Iperattività
    • Scarso giudizio
    • Comportamento dirompente o impulsivo
    • Ritardi nello sviluppo del linguaggio e del linguaggio parlato
    • Ansia
    • Disturbi del sonno
  • Complicanze

    I soggetti affetti da Sindrome di Down sono più esposti al rischio di sviluppare determinate patologie rispetto al resto della popolazione. Alcune di queste patologie possono essere presenti alla nascita (congenite), altre insorgere durante l'infanzia o l'età adulta, e altre ancora possono non svilupparsi mai. I medici e i familiari devono essere consapevoli di queste problematiche, poiché non sempre i soggetti con SD sono in grado di comunicare chiaramente i propri sintomi.

    Esempi di patologie associate alla SD includono:

    • Disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD)
    • Disturbi dello spettro autistico
    • Patologie ai denti
    • Disturbi del tratto digestivo (ad es., sensibilità alimentari, costipazione, ostruzioni, aumento del rischio di sviluppare celiachia (in circa il 16% delle persone affette da SD)
    • Perdita dell'udito
    • Difetti cardiaci e cardiopatie (quasi nel 50%)
    • Infezioni respiratorie più frequenti o croniche, infezioni all'orecchio, raffreddore, bronchite, tonsillite e polmonite
    • Aumento del rischio di sviluppare patologie ematiche (ad es. sindrome mielodisplastica, leucemia)
    • Invecchiamento precoce, perdita delle capacità cognitive e malattia di Alzheimer (circa nel 30% dei pazienti con 50 anni e nel 50% di quelli con 60 anni)
    • Epilessia
    • Apnea notturna (50-100%)
    • Compressione del midollo spinale
    • Malattie tiroidee (circa nel 10% dei bambini e tra il 13% e il 50% degli adulti con SD)
    • Problemi alla vista, comprese le cataratte (oltre il 50%)
  • Esami

    Lo scopo degli esami è quello di valutare e diagnosticare la Sindrome di Down, di rilevare qualunque malformazione che possa richiedere interventi medici immediatamente dopo la nascita e di seguire l'individuo con SD durante la sua vita, al fine di valutare le possibili complicanze. L'esame consiste in una serie di test (di laboratorio e non), riportati in seguito.

    Esami di laboratorio

    Test di screening e diagnostici possono essere effettuati durante la gravidanza, sia nel primo che nel secondo trimestre. Le indagini di screening non sono diagnostiche; esse indicano un aumento della probabilità che il feto sia affetto da Sindrome di Down. In tal caso, si raccomanda di eseguire un test diagnostico (ad esempio, l'amniocentesi).

    Screening prenatale

    • indagine prenatale non invasiva (NIPS, NIPT): analizza il DNA fetale libero rilasciato dalla placenta e circolante nel sangue materno. Il test è raccomandato già alla 10-ma settimana di gravidanza, soprattutto nelle donne considerate ad alto rischio di partorire un bambino con la Sindrome di Down.
    • indagini del primo trimestre: traslucenza nucale (esame non di laboratorio, vedi più avanti), proteina A plasmatica associata alla gravidanza (PAPP-A), hCG (gonadotropina corionica umana) beta o totale, di solito effettuate tra l'11-esima e la 14-esima settimana di gestazione
    • Indagini su sangue materno (del secondo trimestre o triplo-quadruplo test): alfa feto proteina (AFP), gonadotropina corionica (hCG) e estriolo non coniugato (uE3); quadruplo-test se si aggiunge l'esame dell'inibina A; effettuato tra la 15-esima e la 20-esima settimana di gestazione
    • Indagine integrata del sangue materno: combina le indagini di screening del primo e del secondo trimestre per rilevare i difetti del tubo neurale (NTD), la SD e la Trisomia 18 (T18). L'indagine viene eseguita nei tempi indicati dal punto 2 e 3 dell'elenco. (Per ulteriori informazioni a riguardo, consultare l'articolo sui Test di screening eseguiti in gravidanza).

    Diagnosi prenatale

    I test diagnostici prenatali dovrebbero essere effettuati quando i test di screening non rientrano nella norma. I test diagnostici consistono nel prelevare campioni di fluido o di tessuto attorno al feto e nel determinare la presenza di una copia aggiuntiva (o di una porzione di essa) del cromosoma 21, tramite l'analisi dei cromosomi o il cariotipo molecolare (microarray). Questi esami diagnostici sono associati ad un rischio molto basso di infezione ed aborto (1%).

    Diagnosi dopo la nascita

    La diagnosi dopo la nascita si basa inizialmente sui segni e sulle caratteristiche fisiche tipiche, che tuttavia possono essere osservati anche nei bambini senza Sindrome di Down. L'esame diagnostico effettuato dopo la nascita consiste nel prelevare un campione di sangue del bambino e nell'analizzare i suoi cromosomi:

    • Analisi del cariotipo: le cellule di un campione di sangue vengono fatte crescere in coltura ed i cromosomi analizzati per determinare la presenza di una copia aggiuntiva del cromosoma 21. Da questo esame possono essere valutate la presenza ed il tipo di SD

    Lo screening e la diagnosi prenatale vengono eseguiti per determinare le condizioni del feto e come supporto nel prendere decisioni sulla gestione della gravidanza.

    Test per le patologie associate
    Alcuni test possono essere utilizzati per rilevare e monitorare le patologie associate alla Sindrome di Down, che possono essere presenti alla nascita o svilupparsi nel corso della vita. Alcuni esempi di esami di laboratorio effettuati per rilevare l'insorgenza di queste condizioni includono:

    Esami non di laboratorio

    Prenatali

    • Translucenza nucale: una misura ecografica dell'accumulo sottocutaneo di liquido dietro il collo fetale; il test non è diagnostico, ma in un feto con Sindrome di Down può esserci un incremento di tale liquido. Questo esame deve essere effettuato ed interpretato da un medico specializzato. Può essere eseguito come parte delle indagini del primo trimestre di gravidanza
    • Ecografia ad elevata risoluzione nel secondo semestre: contribuisce a monitorare lo sviluppo fetale e a rilevare malformazioni, quali difetti cardiaci e gastrointestinali

    Alla nascita o immediatamente dopo

    • Ecocardiogramma e radiografia al torace: contribuisce a rilevare eventuali difetti cardiaci
    • Ecografia e/o RM (risonanza magnetica): per valutare qualunque patologia congenita sospetta, quali difetti cardiaci ed ostruzioni gastrointestinali
    • Valutazione dell'udito
  • Trattamento

    Attualmente non esistono metodi per prevenire o curare la Sindrome di Down. Il trattamento è diretto a ridurre i segni e i sintomi specifici che appaiono nei singoli individui. Circa il 25%-30% dei bambini con SD muore entro il primo anno di vita. Una diagnosi precoce permette alla famiglia e al medico di lavorare insieme per seguire il bambino e prepararsi ad affrontare le gravi complicazioni che appariranno immediatamente dopo la nascita. I trattamenti possono includere sia interventi chirurgici, mirati a riparare i difetti cardiaci e le ostruzioni gastrointestinali, che terapie farmacologiche per le patologie associate, come quelle che interessano la tiroide.

    Negli individui con Sindrome di Down rivestono particolare importanza: un monitoraggio accurato, un'attenzione immediata all'insorgenza di condizioni acutecroniche, “interventi precoci” per favorire la crescita. Esiste una considerevole varietà di segni, sintomi, patologie e capacità associate ai diversi soggetti affetti da Sindrome di Down. Le famiglie dovrebbero lavorare a stretto contatto con i medici e gli specialisti per pianificare una vita, un monitoraggio ed un trattamento che vada incontro alle specifiche necessità del paziente. Esistono programmi di “intervento precoce” nazionali, statali e locali e risorse che possono aiutare i bambini con SD a sviluppare le loro capacità fisiche, comunicative e cognitive. 

Fonti

 

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