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18.04.2018.

Cos’è l’osteoporosi?

Diversamente da quanto si possa pensare, le ossa sono un tessuto vivo, caratterizzato da processi degradativi e rigenerativi continui in delicato equilibrio. Se, in seguito ad alterazioni di tipo ormonale (come quelli ai quali possono andare incontro le donne in menopausa) o nello stile di vita e dell’alimentazione, questo equilibrio di degradazione e ricostruzione ossea viene alterato, si osserva la demineralizzazione (perdita di minerali) e quindi la diminuzione della densità e della resistenza ossea delle quali essi sono i principali responsabili. La patologia caratterizzata dalla diminuzione della densità ossea si chiama osteopenia. La diminuzione significativa della densità ossea e la conseguente debolezza e maggiore tendenza alle fratture, caratterizza la patologia nota come osteoporosi.

In corso di osteoporosi, vi è una maggiore tendenza alle fratture in modo particolare delle ossa del bacino, della colonna vertebrale e dei polsi. Sebbene l’osteoporosi possa colpire chiunque, il rischio di svilupparla aumenta con l’età ed è maggiore nelle donne e soprattutto in quelle caucasiche e asiatiche. Secondo alcuni studi epidemiologici, il 23% delle donne oltre i 40 anni ed il 14% degli uomini oltre i 60, soffrirebbe di osteoporosi, sebbene gran parte di essi non ne siano a conoscenza.L’osteoporosi viene perciò talvolta indicata come “malattia silente”, per la carenza di sintomi fino all’evidenza di una frattura. Le fratture interessano perlopiù le ossa del bacino, delle vertebre o dei polsi, che possono avvenire anche in seguito a leggere pressioni e causare dolore forte e disabilità protratta o addirittura permanente. La presenza di fratture in grado di debilitare fortemente la persona e avere effetti sullo stato di salute complessivo, può portare alla morte.

Le ossa sono perlopiù costituite di fosfato di calcio e una proteina chiamata collagene di tipo I. La proteina forma una rete spugnosa che permette la mineralizzazione dei composti di calcio, conferendo così resistenza e flessibilità alla struttura. Il tessuto osseo è un tessuto vivo, sottoposto a continui processi di rigenerazione. La rigenerazione ossea è possibile grazie alla presenza di due attori principali: gli osteoclasti, deputati al riassorbimento osseo (riducono le ossa ed il collagene, grazie all’azione di alcuni enzimi, a frammenti piccolissimi), e gli osteoblasti, responsabili della ricostruzione ossea. Questo processo di rimodellamento osseo permane, seppur con ritmi differenti in base all’età ed allo stato ormonale, per tutto il corso della vita di un individuo. L’intero scheletro di una persona viene rinnovato nel corso di 10 anni.

Durante l’infanzia e l’adolescenza, il processo di formazione ossea procede ad un ritmo sostenuto e maggiore rispetto a quello del riassorbimento. Questo consente l’aumento della massa ossea fino quasi alla terza decade di vita. Dopo questo picco, il processo di formazione e riassorbimento osseo si equilibrano per poi sbilanciarsi nuovamente, ma a favore del riassorbimento, con il progredire dell’età. Questo comporta la progressiva perdita della massa ossea. Il rischio di osteoporosi aumenta in coloro che abbiano avuto, durante l’infanzia e l’adolescenza, una carenza di calcio e vitamina D, abbiano usato farmaci con alto contenuto di glucocorticosteroidi (maggiore rispetto a quello presente nei comuni farmaci per il controllo dell’asma o per la rinite allergica), abbiano sofferto di disturbi dell’alimentazione (come l’anoressia), siano stati sottoposti ad interventi di chirurgia gastrointestinale, le persone sedentarie, i fumatori e coloro che hanno abusato di alcol. Anche alcune patologie, come le malattie tiroidee, la sindrome di Cushing, l’artrite reumatoide, le malattie renali e l’iperparatiroidismo, possono avere effetti sulla salute ossea. Anche la presenza di familiarità per l’osteoporosi, rappresenta un fattore di rischio per questa patologia.

La diminuzione degli estrogeni dovuta alla menopausa, può comportare nelle donne l’aumento della perdita di massa ossea, con un progressivo peggioramento nel corso degli anni. Secondo la National Osteoporosis Foundation (NOF) statunitense, alcune donne possono arrivare a perdere fino al 20% della loro masse ossea nei primi 5-7 anni dopo l’ingresso in menopausa. Anche la diminuzione dei livelli di testosterone negli uomini può aumentare l’aumento del rischio di osteopenia.

Esistono essenzialmente due tipi di osteoporosi:

Osteoporosi primaria o correlata all’età

Questo tipo di osteoporosi si sviluppa senza nessuna causa apparente. Nonostante sia più comune nelle donne, può colpire anche gli uomini, in maniera particolare se anziani. Come detto in precedenza, nelle donne in menopausa il tasso di perdita di massa ossea può essere molto sostenuto e le fratture possono avvenire anche precocemente, nonostante la maggior parte delle donne affette da osteoporosi, abbiano fratture intorno ai 60-70 anni. Le fratture da compressione della colonna vertebrale sono molto comuni. La progressione della patologia può essere rallentata grazie all’assunzione di vitamina D, calcio ed altri integratori.

Osteoporosi secondaria

Questo tipo di osteoporosi è causata dalla presenza di un’altra patologia. Può interessare sia gli uomini che le donne e può essere secondaria a molte patologie anche gravi, come l’artrite reumatoide, l’iperparatiroidismo, la malattia di Cushing, le malattie renali croniche, il mieloma multiplo o dovuta all’assunzione di alcuni farmaci come gli antiepilettici, i glucocorticoidi o il litio. Il trattamento dell’osteoporosi secondaria prevedere perlopiù il trattamento della patologia responsabile.

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Approfondimenti
  • Esami

    L'obiettivo degli esami è definire se è presente osteoporosi, se la massa ossea è ridotta e se vi sono i fattori di rischio della malattia, se la paziente è in menopausa e/o se ha un deficit ormonale, e/o presenti qualche patologia che potrebbe causare o aumentare la riduzione della densità ossea. Gli esami possono essere eseguiti per valutare l’eventuale riduzione di densità ossea a scopo di screening o lo stato delle ossa in caso di frattura inattesa, oltre che per monitorare l'efficacia della terapia per l'osteoporosi.

    Sono disponibili molte linee guida pubblicate da diverse società scientifiche riguardanti lo screening per l’osteoporosi. Tra le altre, quelle dell’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG), del National Osteoporosis Foundation (NOF) e dell’U.S. Preventive Services Task Force (USPSTF), raccomandano di eseguire uno screening in tutte le donne di età superiore ai 65 anni e, in alcuni casi, nelle donne più giovani se in presenza di fattori di rischio. La NOF raccomanda lo screening anche negli uomini di età superiore ai 70 anni e in quelli di età compresa tra i 50 ed i 69 anni se in presenza dei fattori di rischio correlati.

    Esami strumentali

    La densitometria minerale ossea (o mineralometria ossea computerizzata, MOC) è il test di elezione per l’individuazione della presenza di osteoporosi e di osteopenia. Una delle tecniche più accurate per misurare la densità minerale ossea è la scansione Dexa (Dual-energy xray absorptiometry) o DXA, che consiste in una radiografia con raggi X a bassa energia al femore e alla colonna vertebrale. La densità minerale ossea (BMD) è spesso riportata in termini di confronto del valore di BMD (espresso in deviazioni standard, DS) del soggetto esaminato rispetto al valore medio di BMD in giovani adulti (picco di massa ossea). In questo caso si parla di T-score. In alternativa il valore di BMD può essere espresso anche in confronto al valore medio in soggetti di pari età e sesso; in questo caso si parla di Z-score. Si considera “normale” un valore di densità osseasuperiore ad 1deviazione standard sotto la media deigiovaniadulti (T-score >-1 DS). Nell’osteopenia la densità minerale ossea ha un valore compreso tra -1 e-2,5 deviazioni standard rispetto al valore medio di adulti giovani (-2,5 DS< T-score < - 1 DS) mentre valori inferiori a 2.5 deviazioni standard definiscono l'osteoporosi (T-score < -25 DS).

    È inoltre disponibile uno strumento, detto FRAX, in grado di calcolare il rischio di una persona di andare incontro a fratture del bacino, dei polsi, delle spalle o della colonna vertebrale dopo i 40 anni. Questo strumento di calcolo, è disponibile online e considera, oltre alla BMD, anche i fattori di rischio associati. Si tratta di un algoritmo in grado di stimare la probabilità di una frattura nei successivi 10 anni.

    In alcune farmacie o case di cura, sono disponibili degli strumenti portatili che consentono di eseguire una misura della densità ossea a livello del tallone o delle dita. Questo tipo di test non è accurato come la DXA, ma può essere tuttavia utilizzato per una valutazione iniziale. Nel caso in cui questi esami rilevino una riduzione della densità ossea si rende opportuna la conferma con la DXA.

    Per misurare la densità ossea e individuare la presenza di osteoporosi si possono eseguire altre indagini diagnostiche come tomografia computerizzata, radiografie ed ecografie. Un test di screening generico, chiamato “analisi di composizione corporea” consente di determinare la percentuale del peso corporeo dovuta alla massa muscolare, al grasso, alle ossa ed all’acqua. Esistono molti metodi differenti per questo tipo di valutazioni, incluso l’utilizzo di strumentazioni specializzate. Questo tipo di esame eseguito costantemente negli anni può aiutare a rilevare la diminuzione della densità ossea.

    Un'altra indagine strumentale utilizzata per valutare lo stato osseo è la scintigrafia ossea che non va confusa con la densitometria ossea. Mentre la densitometria è un'indagine non invasiva utilizzata per individuare una riduzione della densità ossea indicativa di osteoporosi, la scintigrafia è un esame di medicina nucleare usato per escludere altre serie patologie scheletriche. La sua esecuzione comporta l'iniezione endovenosa di tracciante radioattivo che successivamente viene assorbito dall'osso. Il livello di radioattività dello scheletro rilevata può individuare condizioni o malattie come metastasi, infezioni, cause di inspiegabile dolore osseo o morbo di Paget. Questa indagine consente di scoprire prima di una radiografia un problema osseo e può essere prescritta nel caso di alta frequenza di fratture ossee.

    Esami di laboratorio

    Gli esami ematici comprendono:

    • Calcio sierico – questo esame rientra di solito nei valori di riferimento in caso di osteoporosi, ma può essere elevato in altre patologie ossee
    • Vitamina D – un deficit può provocare un ridotto assorbimento di calcio
    • Ormoni tiroidei – come T4 e TSH per individuare patologie tiroidee
    • Paratormone – per individuare iperparatiroidismo
    • FSH – per valutare lo stato di menopausa
    • Testosterone – per individuare un deficit negli uomini
    • Elettroforesi proteica – per rilevare la presenza di proteine anomale prodotte inalcune patologia, come il mieloma multiplo, che possono provocare lesioni ossee
    • ALP – concentrazioni aumentate potrebbero indicare un problema osseo
       

    Talora, può essere prescritta la determinazione di marcatori ossei, su campione di sangue o urine, per facilitare la valutazione ed il monitoraggio del processo di formazione e riassorbimento. Questi test non sono usati a scopo diagnostico.

    Marcatori di riassorbimento osseo

    I marcatori di riassorbimento osseo consentono di valutare il tasso di perdita ossea. Possono essere valutati prima dell’inizio della terapia e dopo il trattamento a scopo di monitoraggio e valutazione dell’efficacia della terapia. Essi includono:

    • C-telopeptide (telopeptide C-terminale del collagene di tipo I (CTx))
    • N-telopeptide (telopeptide N-terminale del collagene di tipo I (NTx))
    • Deossipiridinoline (DPD) – una molecola a struttura ciclica prodotta in seguito a rottura della molecola di collagene
    • Crosslinks del piridinio – un gruppo di prodotti del catabolismo del collagene che comprendono i DPD
    • Idrossiprolina urinaria
    • Fosfatasi acida tartrato resistente (TRAP)
    • Sialoproteina ossea (BSP)
       
    Marcatori di formazione ossea

    I marcatori di formazione ossea consentono di valutare il tasso di formazione ossea. Possono essere valutati prima dell’inizio della terapia e dopo il trattamento a scopo di monitoraggio e valutazione dell’efficacia della terapia. Essi includono:

    • Fosfatasi alcalina specifica dell'osso (b-ALP)
    • Osteocalcina (BGP, bone gla protein, proteina ossea con residui di acido glutammico)
    • Peptide N terminale del procollagene di tipo I (PINP) e peptide C terminale del procollagene di tipo I (C1NP)
       

    Per maggiori dettagli si rimanda alla pagina Marcatori Ossei.

  • Trattamento e Prevenzione

    Il miglior trattamento dell'osteoporosi è la prevenzione. Sebbene la prevenzione non sia in grado di eliminare ogni causa di osteoporosi, un regolare e moderato esercizio fisico (come camminare o effettuare esercizi di resistenza), l'assunzione di cibi ricchi di calcio e vitamina D (e integratori se necessari), l'abolizione del fumo e un moderato consumo di alcol possono contribuire a ridurre il rischio di sviluppare la malattia. Secondo le recenti raccomandazioni dell’American College of Obstetricians and Gynecologist (ACOG), l’apporto appropriato, in base all’età, di vitamina D e di calcio, preso giornalmente, può contribuire al mantenimento della salute delle ossa. Una donna dovrebbe mantenere i livelli di vitamna D intorno ai 20 nanogrammi/millilitro (ng/mL). Prima viene adottato questo stile di vita, maggiori sono i vantaggi che è possibile ottenere. Il raggiungimento del massimo di massa ossea durante la giovinezza e la riduzione al minimo della perdita di osso con l'età può consentire di prevenire o ridurre l'osteoporosi.

    Per le persone con fattori di rischio per l’osteoporosi, o con una massa ossea ridotta e/o con diagnosi di osteoporosi e fratture ossee già manifeste, sono disponibili diversi trattamenti che consentono di bloccare il riassorbimento osseo, aumentare la formazione, mantenere la massa ossea e ridurre il numero di fratture. Alcuni esempi includono i bifosfonati, gli estrogeni, gli agonisti/antagonisti degli estrogeni, la calcitonina e l’ormone paratiroideo.

    È opportuno valutare caso per caso il trattamento e le modifiche dello stile di vita da adottare per mantenere la massa ossea e i provvedimenti per prevenire le cadute che costituiscono una causa comune di frattura da osteoporosi. Nel caso di assunzione di farmaci che possono provocare riduzione della densità ossea, come il prednisone o i glucocorticoidi e alcuni farmaci anticonvulsivi, sarebbe opportuno considerare delle terapie alternative prima di interromperne l'assunzione.

Fonti
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