Noto anche come
PID
Ultima Revisione:
Ultima Modifica:
26.09.2017.

Cos’è la malattia infiammatoria pelvica?

La malattia infiammatoria pelvica (acronimo PID dall’inglese Pelvic Inflammatory Disease), è un’infezione dell’apparato riproduttivo femminile. In genere è causata dalla diffusione di infezioni batteriche sessualmente trasmisse, dalla vagina attraverso la cervice fino all’utero, le tube di Falloppio e le ovaie (infezione ascendente).
Nella maggior parte dei casi le PID sono complicanze dovute alla mancata diagnosi e/o cura di infezioni sessualmente trasmesse (IST) come la clamidia (Chlamidia trachomatis) o la gonorrea (Neisserie gonorrhoeae). Talvolta, sebbene non siano del tutto chiarite le modalità con le quali questo avvenga, gli agenti eziologici della PID possono essere anche batteri appartenenti alla normale flora vaginale, come Gardnerella vaginalis o dell’apparato digerente, come Escherichia coli.
La comparsa della PID può essere prevenuta dal tempestivo e appropriato trattamento delle IST. Se non trattata, la PID può comportare anche la comparsa di danni irreversibili agli organi dell’apparato riproduttivo con conseguente grave dolore addominale, infertilità, rischio di gravidanze ectopiche e altri problemi come la formazione di ascessi. L’infertilità, causata dalla cicatrizzazione delle tube di Falloppio, è una delle conseguenze più gravi della PID.
Sebbene i casi di PID stiano diminuendo, essi rappresentano ancora un grave problema sanitario. Secondo alcune stime, circa il 5% delle donne viene trattata per PID, per lo più donne giovani e nelle categorie a rischio per le IST. In circa 1 donna su 8 affetta da PID, possono comparire difficoltà nel concepimento.
Spesso le infezioni in grado di causare la PID, come la clamidia, possono non mostrare segni e sintomi caratteristici e pertanto possono essere difficilmente diagnosticabili. Per questo motivo le linee guida internazionali raccomandano a tutte le donne sessualmente attive, in particolare se nella fascia di età inferiore ai 25 anni o comunque se appartenenti alle categorie a rischio, di sottoporsi annualmente ai test di screening per la diagnosi delle IST.

Sebbene la PID possa comparire nelle donne di qualsiasi fascia d’età e non necessariamente a causa di una trasmissione per via sessuale, è stata osservata una maggiore incidenza nelle donne sessualmente attive e in età fertile. I fattori di rischio per lo sviluppo della PID infatti sono analoghi a quelli relativi al rischio di contrarre una IST, e possono includere:

  • Presenza di una IST non adeguatamente trattata
  • Essere sessualmente attivi in particolare nella fascia di età inferiore ai 25 anni
  • Avere partner sessuali multipli
  • Avere un partner sessuale con partner multipli
  • Avere una storia clinica passata positiva per la presenza di IST
  • Avere una storia clinica passata positiva per la presenza di PID
  • Aver introdotto dei dispositivi contraccettivi intrauterini nelle ultime 3 settimane
  • L’utilizzo di lavande vaginali (che possono trasportare i batteri nell’utero)
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Approfondimenti
  • Segni e Sintomi

    Una donna affetta dalla malattia infiammatoria pelvica (PID) può essere asintomatica o presentare solo un lieve disagio o un dolore cronico e/o progressivo in grado poi di aggravarsi ed acutizzarsi. L’entità dei sintomi non è correlata al tipo di danno causato cosicché, per esempio, la Chlamidia trachomatis può infettare le tube di Falloppio comportando però solo un lieve disagio. La maggior parte dei segni e dei sintomi di PID sono aspecifici e possono essere associati anche a moltissime altre patologie dell’apparato riproduttivo. I segni e sintomi possono includere:

    • Dolore nel basso ventre (il sintomo più comune)
    • Presenza di secrezioni vaginali maleodoranti
    • Febbre
    • Dolore durante i rapporti sessuali, talvolta con sanguinamento
    • Dolore o bruciore durante la minzione
    • Alterazione del ciclo mestruale con presenza di perdite ematiche anche intermedie
    • Talvolta, nausea e vomito (nelle fasi avanzate della malattia)

     

    La PID può essere associata a varie complicanze, tra le quali l’infertilità, la presenza di dolore pelvico cronico, la formazione di tessuto cicatriziale in corrispondenza delle tube di Falloppio e la gravidanza extrauterina. Anche la presenza di piccole quantità di tessuto cicatriziale può determinare infertilità, per la difficoltà nella fecondazione dell’ovulo e/o nel raggiungimento dell’utero da parte dell’ovulo fecondato. Lo crescita di un ovulo fertilizzato all’interno delle tube di Falloppio può comportare la rottura delle stesse con conseguente grave emorragia, potenzialmente fatale.

  • Esami

    Non esiste un singolo test di laboratorio in grado di diagnosticare in maniera definitiva la presenza di una malattia infiammatoria pelvica (PID). Nella maggior parte dei casi viene eseguita una diagnosi di tipo clinico, sulla base dei segni e sintomi della paziente. Durante la visita il clinico deve rilevare la presenza di secrezioni vaginali anomale, valutare la cervice o cercare eventuali ascessi nelle ovaie o nelle tube di Falloppio.
    Talvolta la PID viene diagnosticata nell’ambito dei test di screening per le infezioni sessualmente trasmissibili (IST), tramite l’esame clinico di routine. Spesso la PID non viene diagnosticata per la presenza di sintomi aspecifici. Alcuni test possono essere di supporto a questo tipo di diagnosi.

    Test di laboratorio

    Alcuni test possono essere richiesti per determinare l’agente eziologico della PID o per escludere altre possibili cause di dolore addominale:

    • Test per la Clamidia – per rilevare la presenza di un’infezione da Chlamydia trachomatis come possibile agente eziologico della PID
    • Test della gonorrea – per rilevare la presenza di un’infezione da Neisserie gonorrhoeae come possibile agente eziologico della PID
    • Analisi microscopica delle secrezioni della vagina o della cervice uterina. Rileva perlopiù la presenza di un numero elevato di leucociti, indicativo della presenza di PID
    • Esame colturale della cervice – utilizzato per verificare la presenza di possibili infezioni batteriche responsabili della PID
    • Analisi delle urine ed urinocoltura – eseguita per rilevare la presenza di infezioni dell’apparato urinario

     

    Di solito vengono poi richiesti alcuni test non specifici per la PID ma utili poiché in grado di rilevare la presenza di un’infezione o di una risposta immunitaria. Questi includono:

    • Emocromo completo – la presenza di leucocitosi (aumento del numero di globuli bianchi) può essere indicativo per la presenza di un’infezione
    • PCR (proteina C-reattiva) – marcatore non specifico di infiammazione che può essere aumentato in corso di PID
    • Velocità di eritrosedimentazione (VES) – marcatore non specifico di infiammazione che può essere aumentato in corso di PID
    • Test di gravidanza – può essere utile per rilevare la presenza di una gravidanza ectopica

     

    Esami clinici (non di laboratorio)
    • Esame fisico – valuta la cervice uterina, la presenza di secrezioni anomale e il grado di dolore e di sensibilità; il dolore associato con i movimenti della cervice e dell’utero sono caratteristici della PID pertanto la diagnosi potrebbe essere fatta anche solo sulla base dell’esame fisico.
    • Ecografia pelvica o transvaginale – può essere effettuata per esaminare lo stato dell’apparato riproduttivo e rilevare la presenza di ascessi o l’ingrossamento delle tube di Falloppio
    • Laparoscopia – chirurgia micro-invasiva utilizzata talvolta per confermare un sospetto diagnostico; prevede la raccolta di un campione bioptico per la valutazione dello stato degli organi
    • Tomografia computerizzata o risonanza magnetica – per rilevare la presenza di ascessi o l’ingrossamento delle tube di Falloppio
    • Ecografia doppler (o EcoDoppler) – valuta la circolazione sanguigna e la presenza di un’infiammazione
  • Trattamento

    In presenza di un sospetto clinico di Malattia Infiammatoria Pelvica (PID), viene di solito somministrata immediatamente la terapia, anche in assenza di conferma della diagnosi. Questo perché la presenza di anche piccole cicatrici può portare ad infertilità.
    Nella maggior parte dei casi la terapia consiste nell’assunzione di antibiotici ad ampio spettro (efficaci contro vari tipi di batteri), inclusi Chlamydia trachomatis e Neisseria gonorrhoeae. L’identificazione di uno specifico batterio durante i test di conferma indirizzerà il trattamento in maniera più specifica. Nel caso in cui una donna cominci un trattamento per PID, dovrà sottoporsi allo stesso trattamento anche il partner sessuale, al fine di evitare una re-infezione.
    È importante che la PID venga diagnosticata e trattata prontamente, e che la terapia antibiotica venga portata a termine completamente, indipendentemente dal miglioramento della sintomatologia. Prima viene effettuata una terapia efficace, minori sono i rischi per la donna di sviluppare conseguenza come l’infertilità. Il trattamento non è in grado di eliminare danni all’apparato riproduttivo già presenti ma può prevenirne il peggioramento.

    Nella maggior parte dei casi il trattamento non richiede ricovero che però può essere necessario nel caso in cui i sintomi siano particolarmente acuti, vi sia una gravidanza in atto o nel caso in cui il trattamento non sia efficace. La presenza di ascessi o di complicanze più gravi può richiedere un intervento chirurgico.

Fonti

NOTA: Questa sezione è basata sulla ricerca che utilizza le fonti qui citate insieme all’esperienza collettiva della Revisione Editoriale di Lab Tests Online. Questa sezione è periodicamente rivista dalla Revisione Editoriale e può essere aggiornata come risultato della revisione. Ogni nuova fonte citata sarà aggiunta alla lista e distinta dalle fonti originali.


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