Noto anche come
Degenerazione epatolenticolare
Malattia da accumulo di rame
Tossicità ereditaria da rame
Degenerazione lenticolare o putaminale familiare
Ultima Revisione:
Ultima Modifica: 26.10.2020.

Cos'è la malattia di Wilson?

La malattia di Wilson è un raro disordine di tipo ereditario caratterizzato dall'alterazione del metabolismo del rame che, trovandosi in eccesso nell'organismo, si accumula preferenzialmente nel fegato e nell'encefalo. Il rame è un metallo essenziale che viene assunto tramite la dieta. Viene incorporato in molti enzimi responsabili del metabolismo del ferro, della formazione del tessuto connettivo, della produzione di energia a livello cellulare, della produzione di melanina e del funzionamento del sistema nervoso centrale.

Il rame, assorbito a livello intestinale, viene legato da una proteina trasportatrice che lo veicola al fegato, dove viene in parte accumulato. La restante parte viene legata ad una proteina chiamata apoceruloplasmina per produrre l'enzima ceruloplasmina. Normalmente, il 95% del rame è complessato alla ceruloplasmina nel sangue, mentre la restante parte è legata all'albumina. Solo una piccola quantità di rame si trova in circolo come forma libera (non legata). L'eccesso di rame viene normalmente escreto nella bile ed eliminato tramite le feci. In parte, il rame viene anche eliminato dai reni attraverso l'urina.

La malattia di Wilson è una patologia genetica, autosomica recessiva. Questo significa che per sviluppare la malattia entrambe le copie di geni (uno ereditato per via materna e uno per via paterna) devono essere mutate. Le persone con una sola copia del gene mutata (quella di origine materna o quella di origine paterna), vengono definite portatori. I portatori possono trasmettere la mutazione alla prole ma non sviluppano la malattia. 

Il gene la cui mutazione è responsabile della malattia è chiamato ATP7B. Il peptide da esso codificato (ossia prodotto a partire da quel gene) è necessario sia per il legame del rame alla ceruloplasmina, sia per l'escrezione dello stesso nella bile. L'alterazione di entrambe le copie del gene (omozigosi), determina un decremento di ceruloplasmina nel sangue ed un accumulo di rame nel fegato. Nel fegato il rame accumulato risulta tossico, con conseguente danno alle cellule ed ai tessuti epatici, fino a riversarsi nel circolo sanguigno. Il rame non coniugato (libero) presente nel sangue si accumula in altri organi, come il cervello ed il rene. Inoltre, l'aumento di rame libero nel sangue può causare danno ossidativo delle cellule. I pazienti affetti da questa patologia presentano segni e sintomi associati a disfunzione epatica, danni neurologici o entrambi. La gravità della malattia dipende da quale tipologia di mutazione è presente sui geni e varia da persona a persona.

In Italia la malattia viene considerata rara (rientra nel Decreto Ministeriale n° 279 del 2001) con 1 caso su 30.000 (fatta eccezione per la Sardegna dove l'incidenza aumenta a 1 caso di 8.000-9.000 persone). Attualmente, sono note 40 varianti del gene ATP7B e più di 300 mutazioni dello stesso sono associate alla malattia di Wilson; solo poche tra queste però sono comuni, con una prevalenza che varia in base all'etnia. I pazienti affetti dalla malattia di Wilson possono presentare due copie della stessa mutazione o due mutazioni differenti.

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Approfondimenti
  • Segni e Sintomi

    Solitamente i segni e i sintomi di questa patologia sono ad esordio precoce, con manifestazioni già in età infantile; in caso di coinvolgimento neurologico, i sintomi neurologici e psichici compaiono nei primi 10 o 20 anni di vita, anche se generalmente i sintomi possono manifestarsi dall'età di 3 anni all'età di 50.

    Il deposito di rame nel fegato può causare epatiti acute, croniche e cirrosi, provocando sintomi quali:

    • Ittero
    • Affaticamento
    • Dolori addominali
    • Perdita di appetito
    • Nausea
    • Ascite (accumulo di fluidi nell'addome)
       

    Il deposito di rame nell'encefalo provoca i seguenti sintomi psichici:

    • Distonia (contrazione muscolare persistente che può causare spasmi agli arti e movimenti ripetitivi)
    • Irrigidimento dei muscoli facciali
    • Tremore
    • Movimenti anomali degli occhi
    • Movimenti alterati
    • Difficoltà nel camminare, parlare e deglutire
       

    Questi pazienti possono essere soggetti anche a sbalzi d'umore, depressione, paranoia, impulsività, ossessione, ridotta capacità di mantenere la concentrazione, aggressività.

    Circa il 50% dei pazienti con interessamento epatico e il 90% con interessamento neurologico presentano gli anelli di Kaiser-Fleischer, depositi di rame attorno alle cornee visibili grazie al test della lampada a fessura.

    Alcuni pazienti presentano anemia, tendenza alla formazione di ematomi, dolore articolare e/o disfunzione renale.

    Se non trattata, la malattia di Wilson tende a peggiorare progressivamente, con esiti potenzialmente letali. Tramite diagnosi precoce e trattamento adeguato, i pazienti possono condurre una vita relativamente normale. I danni al fegato e all'encefalo possono regredire parzialmente, anche se spesso sono permanenti.

  • Esami

    Gli obiettivi dei test di laboratorio sono di diagnosticare la patologia, valutarne l'entità, discriminare i pazienti affetti dai portatori, escludere altre possibili cause di disfunzioni neurologiche ed epatiche e monitorare l'efficacia della terapia. Talvolta, il test viene eseguito su pazienti asintomatici con familiarità per la malattia e per lo screening prenatale.

    Test di laboratorio

    Di seguito sono elencati i test utilizzati per la malattia di Wilson. È raccomandata la ripetizione dei risultati anomali. I risultati dei test ottenuti da soggetti portatori potrebbero essere sovrapponibili a quelli di persone affette dalla malattia ma ancora asintomatiche. Inoltre, anche altre patologie possono essere responsabili dell'accumulo di rame o dell'aumento delle concentrazioni del rame nel sangue. Le forme acute della malattia di Wilson potrebbero essere difficilmente distinguibili da altre forme di epatite. I test utilizzati per la diagnosi e/o il monitoraggio del trattamento includono:

    • Ceruloplasmina; normalmente diminuisce nei pazienti affetti, anche se nel 5% dei casi con coinvolgimento neurologico e nel 40% dei casi con sintomi epatici la proteina mantiene una concentrazione normale
    • Rame totale nel siero; contribuisce a stabilire la diagnosi di malattia di Wilson
    • Rame libero nel siero (non legato alla ceruloplasmina); si presenta elevato nei soggetti affetti
    • Rame nelle urine raccolte in 24 ore; si presenta con valori alti nei soggetti affetti
    • Rame epatico; vengono valutati i depositi di rame su un campione di biopsia epatica per contribuire a stabilire la diagnosi. Tuttavia, l'accumulo del metallo potrebbe non essere distribuito in maniera omogenea nel fegato
    Esami Risultati osservabili nella malattia di Wilson
    Rame totale nel siero Diminuiti o nei valori di riferimento
    Rame libero nel siero Alti
    Ceruloplasmina Solitamente diminuiti; nel 5% dei casi con coinvolgimento neurologico e nel 40% dei casi con sintomi epatici la proteina mantiene una concentrazione normale
    Rame nelle urine Estremamente elevati
    Rame epatico Solitamente positivi ma, a seconda del sito di campionamento, possono essere negativi. L'accumulo di rame nel fegato potrebbe non essere distribuito in maniera omogenea e non essere rilevato nel campione 
    Test genetici

    I test genetici vengono effettuati per stabilire la diagnosi di malattia di Wilson, identificare le mutazioni responsabili della patologia ed identificare i portatori. Talvolta, è possibile predire la gravità della patologia sulla base della mutazione presente, anche se non possono essere predette le complicanze o le implicazioni d'organo. Il decorso clinico e la gravità della patologia sono strettamente connessi all'individuo; infatti, pazienti appartenenti alla stessa famiglia, che presentano la stessa mutazione, possono mostrare gravità e segni clinici differenti.

    • Gene ATP7B: possono essere ricercati diversi pannelli di mutazioni sulla base dell'appartenenza etnica della persona esaminata
      • Viene sequenziato il gene ATP7B alla ricerca delle mutazioni; è il test più informativo
      • Quando viene identificata su un paziente la mutazione, i familiari possono essere testati per quella specifica mutazione
    • Analisi di linkage: richiede il sangue dei genitori, dei fratelli, delle sorelle e dei membri della famiglia affetti. Viene effettuata per comparare le informazioni derivanti dai test molecolari effettuati sulla famiglia a proposito del gene responsabile.
       

    Altri test utilizzati per valutare la funzionalità d'organo e lo stato delle cellule ematiche includono:

    Esami clinici

    Il clinico può eseguire uno o più dei seguenti esami:

    • Esame dell'occhio, ricerca dell'anello di Kayser-Fleischer attorno alla cornea
    • Visita clinica con presa visione della storia clinica del paziente e della famiglia (anamnesi)
    • Risonanza magnetica dell'encefalo
    • Tomografia computerizzata (TAC) dell'encefalo
  • Trattamento

    Attualmente non esiste una cura per la malattia di Wilson, ma i pazienti che vengono trattati solitamente ne traggono beneficio. I sintomi, le complicanze e la risposta alla terapia dipendono strettamente dall'individuo; membri della stessa famiglia con la stessa mutazione possono rispondere in maniera diversa alla stessa terapia.

    In pazienti sintomatici lo scopo del trattamento è di diminuire l'eccesso di rame nel sangue, prevenire eventuali ricadute, preservare la funzionalità neurologica, epatica e renale, limitare le complicanze associate con la patologia e con i farmaci utilizzati per trattarla.

    Anche i pazienti asintomatici (coloro ai quali la malattia è stata diagnosticata ma che ancora non hanno manifestato i sintomi) vengono trattati per diminuire l'accumulo di rame e prevenire le complicanze. I portatori possono ricevere una consulenza genetica ma non necessitano di alcun trattamento.

    I soggetti affetti seguono una dieta povera di rame ed assumono uno o due agenti chelanti, D- penicillamina o Trientina, per aumentare l'escrezione urinaria e diminuire l'accumulo del metallo. Le persone in terapia con gli agenti chelanti devono essere costantemente monitorate per i possibili effetti collaterali dei farmaci, quali diminuzione delle cellule ematiche, dei globuli rossi e delle piastrine, nausea, febbre e problemi cutanei. Alcune persone assumono questi farmaci per lungo tempo; altre passano allo zinco non appena i livelli di rame tornano normali. Alte dosi di zinco inibiscono l'assorbimento di rame.

    É necessario attenersi alla dieta e al trattamento per tutta la vita; il trattamento può essere cambiato ma non interrotto. Se non trattata, la malattia di Wilson è potenzialmente letale e, solitamente, il danno d'organo risultare permanente. In alcuni casi, si rende necessario un trapianto di fegato.

    Possono essere prescritti degli antiossidanti, come la vitamina E, per preservare il fegato ed altri organi dal danno tissutale.

Fonti
Fonti utilizzate nella revisione corrente

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