Noto anche come
Morbo di Alzheimer
Demenza di Alzheimer
Ultima Revisione:
Ultima Modifica: 03.06.2019.

Cos'è la malattia di Alzheimer?

La malattia di Alzheimer rappresenta una forma di demenza irreversibile caratterizzata da perdita di memoria, declino cognitivo progressivo, turbe del linguaggio nonchè da alterazioni della personalità e del comportamento, con gravi ripercussioni sullo svolgimento delle attività della vita quotidiana. La malattia di Alzheimer interessa circa il 5% delle persone di età superiore ai 60 anni e circa 500.000 persone in Italia.

Sebbene la malattia di Alzheimer si manifesti con alcuni mutamenti tipici dell'età senile, essa non può essere considerata una forma di invecchiamento fisiologico.

La malattia di Alzheimer produce un danno alle strutture cellulari neuronali caratterizzato dalla formazione delle placche senili e dai “tangles” neurofibrillari (rispettivamente depositi proteici intercellulari e filamenti proteici intracellulari); la distruzione a carico della popolazione neuronale dà luogo ad un decremento dei livelli di alcuni neuromotrasmettitori, come l'acetilcolina. Nel tempo, la malattia di Alzheimer comporta la diminuzione dell'interazione tra diverse aree dell'encefalo.

Relazione con l'età

L'età costituisce di certo un fattore di rischio per lo sviluppo della malattia di Alzheimer e di altre forme di demenza.

La forma più comune di Alzheimer è caratterizzata da esordio tardivo (dopo 65 anni di età) e non appare avere un carattere ereditario. La forma ad esordio precoce (prima dei 65 anni) è molto più rara (5-10% dei casi) ed è molto probabilmente dovuta alla presenza di mutazioni ereditarie di uno o più geni.

Genetica

Sebbene la malattia di Alzheimer sembri essere una patologia multifattoriale e, nel caso della malattia ad esordio tardivo, non ereditaria, sono state identificate alcune alterazioni genetiche associate alla malattia e, in particolare, a una forma ad esordio precoce nota con il nome di malattia di Alzheimer di tipo 3.  I geni coinvolti sono: PSEN1, PSEN2 e APP.

La presenza di mutazioni a carico di uno qualsiasi di questi geni comporta la produzione di alcune proteine anomale responsabili della formazione delle placche senili e quindi della progressiva demenza. Perché la malattia si manifesti, è sufficiente che una sola delle due copie di ciascuno di questi geni sia mutata. Di conseguenza, esiste una probabilità del 50% che il gene venga trasmesso alla prole. Pertanto, ai familiari di persone affette da malattia di Alzheimer ad esordio precoce, viene raccomandato di sottoporsi al test.

Per quanto riguarda la forma ad esordio tardivo, non sono stati identificati dei geni direttamente responsabili dello sviluppo della malattia. Tuttavia sono stati identificati dei geni non direttamente responsabili della malattia, ma in grado di aumentare il rischio di svilupparla. La presenza di questi geni conferisce una "suscettibilità" alla malattia, spiegando l'aumentato rischio di malattia di Alzheimer nei familiari di individui affetti.

Il gene APOE è quello che risulta maggiormente associato alla forma tardiva di malattia di Alzheimer. Questo gene è responsabile della produzione di una proteina coinvolta nel trasporto dei lipidi nel sangue. Il gene APOE può esistere in tre forme alleliche: e2, e3 e e4. CIascuna persona può ereditare una qualsiasi delle possibili combinazioni di queste tre forme alleliche. L'allele e3 è il più comune ed è presente in circa il 60% della popolazione. L'allele e4 risulta essere associato all'incremento del rischio di malattia di Alzheimer, in particolare se presente in familiari di persone affette.

Molte persone affette da sindrome di Down, dovuta alla trisomia del cromosoma 21, possono manifestare alcune alterazioni mentali associate alla malattia di Alzheimer, in genere intorno ai 40-50 anni di età. Il reperto istopatologico presente negli encefali appartenenti a pazienti affetti da sindrome di Down e malattia di Alzheimer, è molto simile a quello di pazienti affetti da malattia di Alzheimer. Infatti, il gene APP è localizzato sul cromosoma 21 e si ritiene che la trisomia nei soggetti Down determini un'iperproduzione di APP e conseguente formazione delle tipiche placche senili.

I familiari di persone affette da sindrome di Down e Alzheimer, non presentano tuttavia un rischio maggiore di sviluppare la patologia.

Altri fattori di rischio

Alcune etnie, quali quelle afroamericana e ispanica, presentano un rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer da 2 a 4 volte maggiore rispetto all'etnia caucasica.

Oltre all'appartenenza a specifici gruppi etnici, esistono altri fattori di rischio associati alla malattia di Alzheimer, come: diabete di tipo 2 e la forma intermedia d'insulino resistenza, obesità, ipertensione, dislipidemia o presenza di livelli elevati di marcatori di infiammazione come la PCR.

Nel 2011, sono stati elaborati da tre gruppi di studio costituiti da esperti appartenenti all'Alzheimer's Association e al National Institute od Aging (NIA) del National Institute of Health, i nuovi criteri diagnostici per la malattia di Alzheimer.

La definizione di malattia di Alzheimer è stata ampliata e sono stati riconosciuti tre stadi della malattia:

  1. Preclinica - alterazione misurabile dei biomarcatori, incluse alcune alterazioni rilevabili tramite gli esami di diagnostica per immagini e tramite la misura di alcune proteine del liquido cefalorachidiano, in persone asintomatiche.
  2. Decadimento cognitivo intermedio - lievi alterazioni nella memoria e delle capacità cognitive, non in grado di alterare lo svolgimento delle normali attività quotidiane. Le persone in questo stadio non necessariamente progrediscono verso la malattia di Alzheimer conclamata.
  3. Malattia di Alzheimer - alterazione della memoria, dello stato cognitivo e comportamentale, in grado di influenzare le azioni quotidiane e rendere le persone incapaci di essere indipendenti nello svolgimento delle normali attività quotidiane.

Queste linee guida si prefiggono di fornire maggiori informazioni circa le attuali conoscenze della malattia, di instaurare una rete per la ricerca futura e di rafforzare il ruolo dei biomarcatori nella diagnosi della malattia di Alzheimer.

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Approfondimenti
  • Segni e Sintomi

    Secondo l'Alzheimer Association, esistono 10 segni e sintomi precoci della malattia di Alzheimer. Nonostante l'alterazione cognitiva sia una componente normale dell'avanzamento dell'età, in caso di malattia di Alzheimer è possibile assistere ad episodi più frequenti e di maggiore entità. Tra i quali:

    • Perdita della memoria riguardo aspetti della vita quotidiana - dimenticare informazioni recentemente apprese. Questo può accadere con l'avanzare dell'età ma, in genere, le informazioni vengono poi ricordate in un secondo momento. Può accadere di dimenticare date ed eventi importanti, di avere necessità di supporti alla memoria e di chiedere le stesse informazioni più volte.
    • Difficoltà nella pianificazione e nella risoluzione di problemi, come nel tenere traccia di bollette e pagamenti.
    • Difficoltà nel portare a termine azioni familiari, come raggiungere un luogo conosciuto.
    • Difficoltà nel definire lo spazio e il tempo - perdere il senso del tempo o dimenticare il recente vissuto.
    • Difficoltà di parola e di scrittura - dimenticare le parole, ripetere le stesse cose.
    • Perdita frequente degli oggetti - non essere in grado di ripercorrere le fasi che potrebbero essere utili per il loro ritrovamento.
    • Alterazione della capacità di giudizio, come usare una quantità insolita di denaro.
    • Diminuzione delle attività, incluse quelle sociali, lavorative o familiari.
    • Alterazione del comportamento e della personalità, come aumento dell'ansia, della paura o del sospetto e depressione.
  • Esami

    Non esistono esami di laboratorio diagnostici per la malattia di Alzheimer. Attualmente è possibile porre una diagnosi certa solo mediante l'esame microscopico post mortem del tessuto cerebrale, durante il quale l'anatomo patologo è in grado di individuare le placche senili e i tangles neurofibrillari, caratteristici dell'Alzheimer. Poichè la formazione di placche e tangles si può osservare, talvolta, durante il normale processo d'invecchiamento, il campione di tessuto deve essere confrontato con un campione di controllo proveniente da un individuo della stessa età del paziente.

    Attualmente il clinico pone diagnosi di malattia di Alzheimer mediante l'uso di test psicometrici e procedure diagnostiche finalizzate ad escludere altre possibili cause di demenza. In presenza di un soggetto con sintomi di demenza deve essere eseguito un esame obbiettivo completo accompagnato da un'accurata anamnesi personale e familiare. Il paziente viene sottoposto ad una serie di test psicologici per valutare la memoria, le capacità linguistiche e altre funzioni inerenti la sfera cognitiva.

    Il medico può prescrivere degli esami di laboratorio tradizionali per escludere deficit nutrizionali e altre possibili cause di disturbi cognitivi. Inoltre dovrebbe essere verificata l'assenza di altre possibili cause, come il sovradosaggio di alcuni farmaci.

    Di grande ausilio risulta, inoltre, la diagnostica per immagini (Tomografia Computerizzata e Risonanza Magnetica) per evidenziare eventuali traumi, neoplasie e lesioni ischemiche che potrebbero essere responsabili della demenza, così come l'atrofia cerebrale, riscontrabile in genere nelle fasi finali della malattia di Alzheimer.

    Nel sospetto di malattia di Alzheimer possono essere eseguiti degli esami di laboratorio utili nella diagnostica differenziale con altre forme di demenza e per valutare fattori di rischio genetici.

    Esami di laboratorio utili per la caratterizzazione delle demenze

    Esame

    Campione richiesto

    Condizioni associate

    Vitamina B12

    sangue

    Deficit di vitamina B12

    fT4

    sangue

    Malattie tiroidee

    TSH

    sangue

    Malattie tiroidee

    Emocromo

    sangue

    Anemie, infezioni

    Elettroliti (sodio, potassio, cloro)

    sangue

    Alterazioni dell'equilibrio idroelettrolitico e del pH

    PCR, VES

    sangue

    Infiammazione

    Anticorpi anti-HIV

    sangue

    HIV/AIDS

    Test della sifilide sangue Sifilide

    Esami tossicologici

    sangue

    Uso improprio di alcuni farmaci

    Esami clinici utili per la caratterizzazione delle demenze

    Esami strumentali

    Uso

    Condizioni associate

    TAC encefalo (tomografia assiale computerizzata)

    Diagnosi o esclusione di malattia di Alzheimer o dello stadio avanzato

    Ictus e atrofia cerebrale (fortemente associata con la malattia di Alzheimer allo stadio avanzato)

    RM encefalo (risonanza magnetica)

    Diagnosi o esclusione di malattia di Alzheimer o dello stadio avanzato

    Ictus e atrofia cerebrale

    Biomarcatori ed esami meno comuni

    Esame di laboratorio Campione Utilizzo Condizioni associate

    Correlazione peptide beta-amiloide 42 (Aß42) e proteina Tau (Tau/Aß42)

    liquido cefalorachidiano

    Utilizzato in ricerca per stabilire la presenza di placche e tangles, utile per la diagnosi differenziale tra la malattia di Alzheimer e altre forme di demenza; l'Aß42 viene usato in alcune sperimentazioni cliniche.

    Nelle persone sintomatiche, la diminuzione di Aß42 e l'aumento della proteina Tau indica con buona probabilità la presenza di malattia di Alzheimer.

    Genotipo ApoE

    sangue

    Determinazione del genotipo ApoE per la definizione del rischio di sviluppare la malattia; utile come sostegno alla conferma/esclusione della malattia di Alzheimer.

    CIrca il 65% dei pazienti affetti da Alzheimer presentano l'allele e4; le persone con due alleli e4 sono a maggior rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer, anche se si tratta del genotipo meno prevalente.

    PSEN1

    sangue

    Ricerca delle mutazioni genetiche

    Associate con la metà dei casi di malattia di Alzheimer familiare ad esordio precoce.

    PSEN2 sangue Ricerca delle mutazioni genetiche Associate a malattia di Alzheimer familiare ad esordio precoce ma molto rare.
    APP sangue Ricerca delle mutazioni genetiche Associate a malattia di Alzheimer familiare ad esordio precoce ma molto rare.

     

  • Trattamento

    Attualmente non esiste una terapia per la malattia di Alzheimer conclamata o per la prevenzione primaria. I pazienti, dal momento della diagnosi, possono vivere da 1 a 25 anni ma in media la sopravvivenza è di circa 10 anni. La terapia attuale mira a rallentare la progressione della malattia, ad attenuare i sintomi, a controllare i disordini comportamentali e a supportare i pazienti con operatori specializzati impegnati anche nella diffusione dei principi assistenziali di base in ambito familiare. Nelle fasi precoci i pazienti possono essere in grado di vivere autonomamente o con richieste assistenziali minime ed in questa fase sono ancora in grado di programmare e condividere con i familiari il proprio percorso clinico.

    La diagnosi precoce consente di ottenere lievi benefici dall'utilizzo degli inibitori delle colinesterasi, che sono in grado di rallentare il progressivo declino cognitivo.

    Durante il decorso della malattia, possono essere utilizzati, a giudizio del medico, la memantina per migliorare la memoria e l'attenzione, gli antidepressivi e altri farmaci con lo scopo di limitare le turbe comportamentali e della personalità quali depressione, agitazione, paranoia, violenza.

    Di volta in volta devono essere valutati i farmaci assunti ed eliminati quelli che potrebbero peggiorare lo stato confusionale. Tra questi possono esservi gli antidepressivi, antistaminici, sonniferi e analgesici.

    Possono essere apportate modifiche agli ambienti domestici, volte a rendere più sicura e più familiare l'abitazione del paziente, in modo che questo possa sentirsi in un ambiente confortevole.

    Alcuni farmaci in studio promettono di influire positivamente sul decorso clinico della malattia ma ancora non ne può essere raccomandato l'uso sistematico: sono ancora in fase di ricerca preclinica, necessaria per valutarne la sicurezza d'impiego.

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Domande Frequenti
Fonti
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