Noto anche come
Morbo di Alzheimer
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Ultima Modifica:
27.12.2017.

Cos'è la malattia di Alzheimer?

La malattia di Alzheimer rappresenta una forma di demenza irreversibile caratterizzata da perdita di memoria, declino cognitivo progressivo, turbe del linguaggio nonchè da alterazioni della personalità e del comportamento, con gravi ripercussioni sullo svolgimento delle attività della vita quotidiana. Sebbene la malattia di Alzheimer si manifesti con alcuni mutamenti tipici dell'età senile, essa evidentemente non può essere considerata una forma di invecchiamento fisiologico.

La malattia di Alzheimer produce un danno alle strutture cellulari neuronali caratterizzato dalla formazione delle placche senili, e dai “tangles” neurofibrillari (rispettivamente depositi proteici intercellulari e filamenti proteici intracellulari); la distruzione a carico della popolazione neuronale dà luogo, inoltre, ad un incremento nei livelli di alcuni neuromodulatori e in particolare di acetilcolina.

Relazione con la senescenza

L'età costituisce di certo un fattore di rischio per lo sviluppo di malattia di Alzheimer e altre forme di demenza; la forma più comune di Alzheimer è caratterizzata da un esordio tardivo (dopo 65 anni di età) e presenta un andamento sporadico (non in relazione a link genetici), mentre la forma ad esordio precoce (prima dei 65 anni) è molto più rara (5-10% dei casi) ed è caratterizzata da familiarità.

Genetica

La malattia di Alzheimer sembra essere una patologia multifattoriale; sebbene molti aspetti siano ancora da chiarire, alcune componenti genetiche sono già state identificate; la forma precoce di Malattia di Alzheimer (early onset familiar Alzheimer disease EOFAD) risulta associata ad alcune mutazioni di tre geni noti come PSEN1, PSEN2 e APP; una mutazione a carico di uno di questi geni è in grado di determinare la malattia. In questi casi vi è un 50% di probabilità che il gene venga trasmesso alla prole; tuttavia, gli scarsi dati esistenti su famiglie portatrici di queste mutazioni e sulla normale funzione delle proteine codificate da tali geni non ha permesso di chiarirne il ruolo patogenetico.

Sono noti altri geni non direttamente responsabili della patogenesi ma in grado di aumentare il rischio di sviluppare la forma senile; questi geni, che conferiscono suscettibilità alla malattia possono spiegare l'aumentato rischio di malattia di Alzheimer nei soggetti con familiarità positiva. In particolare, il gene APOE risulta maggiormente associato alla suscettibilità per la forma tardiva di malattia di Alzheimer. Il prodotto di tale gene è una proteina inserita nel complesso lipoproteico HDL, coinvolta nel metabolismo dei lipidi esogeni. Il gene APOE può esistere in tre forme alleliche, delle quali l'isoforma e4 risulta associata all'incremento del rischio di malattia di Alzheimer.

Alcune etnie quali quelle afroamericana e ispanica, presentano un rischio di sviluppare malattia di Alzheimer da 2 a 4 volte maggiore rispetto all'etnia caucasica.

Molti dei pazienti affetti da sindrome di Down possono sviluppare la malattia di Alzheimer dopo i 40 anni di età e, inoltre, il reperto istopatologico che si riscontra negli encefali provenienti da pazienti Down è assimilabile a quello patognomonico della malattia di Alzheimer; il gene APP, infatti, è localizzato sul cromosoma 21 e si ritiene che la trisomia nei soggetti Down determini un'iperproduzione di APP e conseguente formazione delle tipiche placche senili.

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Approfondimenti
  • Esami

    Non esistono esami di laboratorio diagnostici per la malattia di Alzheimer; attualmente è possibile porre una diagnosi certa mediante l'esame microscopico post mortem del tessuto cerebrale in cui l'anatomo patologo è in grado di individuare le placche senili e i tangles neurofibrillari, considerati reperti patognomonici; poichè la formazione di tali reperti si può osservare, talvolta, durante il normale processo d'invecchiamento, il campione di tessuto deve essere confrontato con un campione di controllo proveniente da un individuo della stessa età del paziente.

    Attualmente il clinico pone una diagnosi precisa di malattia di Alzheimer anche mediante la somministrazione di test psicometrici e procedure diagnostiche finalizzate ad escludere altre possibili cause di demenza. In presenza di un soggetto con sintomi di demenza deve essere eseguito un esame obbiettivo completo accompagnato da un'accurata anamnesi personale e familiare in modo da stabilire con precisione l'epoca d'esordio della sintomatologia; infine, il paziente viene sottoposto ad una serie di test psicologici per valutare la memoria, le capacità linguistiche e altre funzioni inerenti la sfera cognitiva. Il medico può utilizzare degli esami di laboratorio tradizionali per escludere deficit nutrizionali e altre possibili cause di turbe mnesiche; si dovrebbe altresì indagare una causa iatrogena come il sovradosaggio di farmaci neurolettici.

    Di grande ausilio risulta, inoltre, la diagnostica per immagini (Tomografia Computerizzata e Risonanza Magnetica) per evidenziare eventuali traumi, neoplasie, lesioni ischemiche e atrofia cerebrale (quest'ultima riscontrabile in genere nelle fasi finali della malattia). Nel sospetto di malattia di Alzheimer possono essere eseguiti altri esami di laboratorio utili nella diagnostica differenziale con altre forme di demenza e per valutare fattori di rischio genetici.

    Esami di laboratorio utili per la caratterizzazione delle demenze

    Esame

    Campione richiesto

     

    Condizioni associate

    Esami di routine

     

     

     

    Vitamina B12

    sangue

     

    deficit di vitamina B12

    FT3

    sangue

     

    tireopatia

    FT4

    sangue

     

    tireopatia

    TSH

    sangue

     

    tireopatia

    Esame emocromocito-
    metrico

    sangue

     

    anemie, infezioni

    Elettroliti (sodio, potassio, cloro)

    sangue

     

    alterazioni dell'equilibrio idroelettrolitico, insufficienza
    renale

    VES

    sangue

     

    infiammazione, indipendente-
    mente da quale sia la causa

           

    Esame

     

    Utilizzo
    clinico

     

    Esami strumentali

     

     

     

    TAC encefalo (tomografia assiale computerizzata)

     

    Diagnosi differenziale con
    altre forme neurodegenerative

     

    RM encefalo (risonanza magnetica)

     

    Diagnosi differenziale con
    altre forme neurodegenerative

     

     

     

     

     

    Esami specialistici

     

     

     

    Anticorpi anti-HIV

    sangue

     

    AIDS

    Esami tossicologici

    sangue

     

    uso improprio di alcuni farmaci

    Peptide beta-amiloide 42

    liquor cefalorachi-
    diano

     

    malattia di Alzheimer

    Proteina Tau

    liquor cefalorachi-
    diano

     

    malattia di Alzheimer

    Genotipo ApoE

    sangue

     

    malattia di Alzheimer (in particolare il genotipo e4), dislipidemie

    Genotipo PSEN1 e PSEN2 (solo in laboratori specializzati)

    sangue

     

    malattia di Alzheimer ad esordio precoce

  • Trattamento

    Attualmente non esiste una terapia per la malattia conclamata o per la prevenzione primaria. I pazienti, dal momento della diagnosi, possono vivere da 1 a 25 anni ma in media la sopravvivenza è di circa 10 anni. La terapia attuale mira a rallentare la progressione della malattia, di attenuare i sintomi, di controllare i disordini comportamentali e di supportare i pazienti con operatori specializzati nella diffusione dei principi assistenziali in ambito familiare. Nelle fasi precoci i pazienti possono essere in grado di vivere autonomamente o con richieste assistenziali minime ed in questa fase essi sono ancora in grado di programmare e condividere con i familiari il proprio percorso assistenziale.

    La diagnosi precoce consente di ottenere lievi benefici dagli inbitori delle colinesterasi, che, aumentando la disponibilità intrasinaptica di acetilcolina, sono in grado di rallentare il progressivo declino cognitivo. In questa categoria rientrano la tacrina, il donezepil e la rivastigmina. Ove possibile si cerca di limitare l'assunzione di altre sostanze in grado di interferire con le performances cognitive come gli antistaminici, gli ipnoinduttori e gli analgesici.

    Durante il decorso della malattia gli antidepressivi e altri farmaci possono essere utilizzati a giudizio del medico insieme a misure di igiene ambientale, finalizzate a rendere l'ambiente domestico più confortevole e sicuro per il paziente; tali presidi possono attenuare le turbe comportamentali e della personalità quali depressione, agitazione, paranoia, violenza.

    Alcuni farmaci in studio promettono di poter influire favorevolmente sul decorso clinico della malattia ma ancora non può essere raccomandato l'uso sistematico di alcuna sostanza specifica: ciascuna di esse è ancora oggetto di ricerca preclinica al fine di valutarne la sicurezza d'impiego.

  • Domande Frequenti

    1. Quali sono altre cause di confusione, perdita di memoria e declino cognitivo?

    Le principali cause di declino cognitivo sono deficit di vitamina B12, diabete, squilibri idroelettrolitici e patologie del rene, della tiroide, tumori cerebrali, idrocefalo normoteso, traumi cranici; altre forme neurodegenerative sono: demenza vascolare, malattia a corpi di Lewy, corea di Huntington, morbo di Parkinson e morbo di Pick, HIV/AIDS, malattia di Creutzfeld-Jacob, meningiti, encefaliti, sifilide, avvelenamento da metalli pesanti.

    2. C'è un modo per contribuire alla ricerca sulla malattia d'Alzheimer?

    Sì, sia i pazienti che gli individui sani possono partecipare ai trial clinici, inoltre è possibile donare tessuto cerebrale di familiari affetti dopo la loro morte. Campioni di tessuto cerebrale sono di estrema utilità per poter proseguire la ricerca sulla malattia.

    3. Esiste un legame tra la “mucca pazza” e la malattia di Alzheimer?

    Attualmente non vi sono evidenze in favore di un legame tra le due condizioni, sebbene possano presentarsi con sintomi simili.

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Ian R.A. Mackenzie, MD FRCPC
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