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25.09.2017.

Cos’è l’ipertensione?

L’ipertensione, nota comunemente come “pressione alta”, consiste in un aumento persistente della pressione ematica che agisce sul cuore. Questa condizione può, nel tempo, causare gravi danni al cuore ed anche ad altri organi come i reni, l’encefalo e gli occhi. In Italia l’ipertensione colpisce in media il 33% degli uomini ed il 31% delle donne.

La pressione arteriosa è determinata dall'insieme di forze che agiscono sulla parete dei vasi: da un lato la pressione idrostatica esercitata dal sangue, dall'altra la resistenza opposta dalla parete vasale.La pressione idrostatica dipende dalla forza e dalla frequenza con cui il cuore si contrae pompando il sangue ossigenato, mentre le resistenze periferiche dipendono dall’entità del flusso ematico, dall'elasticità e dal diametro della parete vasale. Minore è il diametro dei vasi, maggiore è la pressione al loro interno. Il mantenimento di uno stile di vita sano può aiutare a ritardare o prevenire la comparsa di ipertensione.

La pressione arteriosa è un parametro dinamico: variazioni fisiologiche possono essere riscontrate durante un'intensa attività fisica, in seguito a stress fisico ed emotivo, nei cambiamenti di postura. I fisiologici sistemi di regolazione, estremamente complessi, coinvolgono il sistema nervoso autonomo (la parte del sistema nervoso centrale responsabile del controllo delle azioni involontarie), alcuni ormoni e neuromodulatori prodotti dalla ghiandola surrenale e il rene che regola la volemia (volume totale di sangue). Quando uno di questi elementi di regolazione non è in grado di rispondere in maniera appropriata alle variazioni pressorie, allora può instaurarsi ipertensione arteriosa.

Gli ormoni implicati nella regolazione della pressione arteriosa sono:

  • Angiotensina II – ormone responsabile della contrazione arteriosa, tale da diminuire temporaneamente la portata delle arterie aumentando la pressione del flusso ematico che scorre al loro interno
  • Aldosterone – è un ormone prodotto dal surrene (stimolato perlopiù dall’angiotensina) che regola la concentrazione di sodio, potassio e dei fluidi eliminati dai reni
  • Catecolammine – gruppo di ormoni che include, per esempio, dopamina ed epinefrina (adrenalina), prodotti dall’encefalo e dal surrene in risposta allo stress. Il loro rilascio determina l’aumento del battito cardiaco e della resistenza dei vasi

La misura della pressione arteriosa considera due parametri, misurati in millimetri di mercurio (mmHg): la pressione sistolica, definita dal picco pressorio che si osserva in seguito alla contrazione del ventricolo sinistro e la pressione diastolica, definita, invece, dalla pressione a livello arterioso durante la fase di rilassamento (e riempimento) ventricolare.I parametri sono comunemente espressi come pressione sistolica “su” pressione diastolica, ad esempio 120/80 mmHg corrisponde a una pressione sistolica di 120 mmHg e una pressione diastolica di 80 mmHg.

La misura singola della pressione arteriosa, non è di per sé diagnostica. In genere la diagnosi di ipertensione viene fatta nel caso in cui in giorni differenti venga riscontrata una pressione arteriosa elevata persistente.

In genere la pressione diastolica rispecchia la sistolica ma, con l’avanzare dell’età, la pressione diastolica tende a diminuire. Allo stesso tempo l’ipertensione sistolica isolata (ossia che riguarda solo la pressione sistolica) diventa più comune. In generale, più lungo è il periodo durante il quale è presente ipertensione, maggiore è il rischio di danno.

Le linee guida 2013 sulla diagnosi e trattamento dell’ipertensione arteriosa, redatte dalla Società Europeadell’Ipertensione Arteriosa (ESH) e dalla SocietàEuropea di Cardiologia (ESC) per la definizione di ipertensione arteriosa, riportano i valori di riferimento descritti in tabella:

Categoria

Pressione Sistolica mmHg

 

Pressione Diastolica mmHg

Ottimale

< 120

e

< 80

Normale

120-129

e/o

80-84

Normale Alta

130-139

e/o

85-89

Ipertensione - Stadio I

140-159

e/o

90-99

Ipertensione - Stadio II

160-179

e/o

100-109

Ipertensione - Stadio III

Maggiore o uguale 180

e/o

Maggiore o uguale a 110

Ipertensione sistolica isolata

Maggiore o uguale a 140

e

<90

Queste categorie sono applicabili a pazienti adulti, giovani e anziani mentre nei bambini e adolescenti vengono applicati criteri diversi, stabiliti sui valori del 95° percentile basato su età, altezza e sesso.

Nel 2014 sono stati proposti nuovi valori di riferimento che però attualmente non sono ancora oggetto di consenso; i valori proposti sono riportati nella tabella sottostante:

 

Categorie

Pressione Sistolica e Diastolica mmHg

Popolazione generale (di età superiore ai 60 anni)

< 150/90

Popolazione generale (di età inferiore ai 60 anni)

< 140/90

Diabetici

< 140/90

Non-diabetici con malattia renale cronica

< 140/90

 

Per ciascun individuo è importante che vengano analizzati, insieme al clinico, eventuali interventi e modifiche dello stile di vita, utili per la gestione dell’ipertensione.

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Approfondimenti
  • Segni e Sintomi

    L'ipertensione arteriosa è molto spesso asintomatica. È possibile che essa sia presente per anni senza che venga riscontrata se non durante visite di controllo routinarie. Raramente, anche nel caso in cui raggiunga valori pericolosi per la vita, l’ipertensione può causare solo pochi sintomi come cefalea, vertigini o epistassi frequenti.

    Per questo l’ipertensione è nota come “killer silente”, che, spesso silenziosamente, determina l’accumulo di danni responsabili dell’aumento del rischio di andare incontro a ictus, patologie cardiache, infarto, danno renale o cecità. Maggiore è il tempo durante il quale l’ipertensione permane, maggiori sono i danni. Per questo è importante che ciascuna persona controlli periodicamente la propria pressione arteriosa.

  • Cause

    Molto spesso le cause dell’ipertensione non sono note, e pertanto viene detta idiopatica, “essenziale” o ipertensione primaria.

    Con l’aumentare dell’età è molto comune trovare soggetti ipertesi, perlopiù con ipertensione sistolica isolata. Nelle persone di età superiore ai 50 anni, la presenza di una pressione sistolica maggiore di 140 mmHg rappresenta un fattore di rischio cardiovascolare più importante rispetto alla pressione diastolica.

    Sebbene non sia possibile identificare la causa dell'ipertensione arteriosa, diverse condizioni possono aumentarne il rischio o accentuarne l'entità, quando essa è presente. Tra queste condizioni le più importanti sono:

    • Obesità
    • Vita sedentaria
    • Abitudine al fumo
    • Dieta ipersodica
    • Consumo eccessivo di alcol
    • Uso di contraccettivi orali o di terapia ormonale
    • Uso di cocaina, anfetamine o alcuni farmaci steroidei
    • Età
    • Anamnesi familiare positiva per ipertensione

     

    Oltre all'ipertensione essenziale esistono delle forme di ipertensione, detta secondaria, dovuta alla presenza di una o più patologie concomitanti. In questo caso, l'identificazione e il controllo della patologia primaria può essere d'ausilio nel controllo dell'ipertensione stessa. Le patologie alle quali è più frequentemente associata l'ipertensione sono:

    • Insufficienza renale: causa ritenzione di liquidi e sali con conseguente aumento del volume e della pressione ematica. L’ipertensione può esacerbare il danno renale generando così un circolo vizioso.
    • Malattie cardiache: possono influenzare la forza e la ritmicità della contrazione cardiaca, spesso con alterazioni progressive.
    • Diabete: l'iperglicemia può causare danni sia a livello renale che vascolare.
    • Aterosclerosi: compromette l'elasticità vasale.
    • Sindrome di Cushing: è definita da un aumento della secrezione di cortisolo da parte della corteccia surrenale.
    • Iperaldosteronismo (sindrome di Conn): comporta l'aumento di aldosterone, ormone coinvolto nei meccanismi di secrezione di sodio a livello renale; può essere causato da un tumore, generalmente benigno, del surrene.
    • Feocromocitoma: è un tumore della midollare del surrene piuttosto raro e generalmente benigno che produce catecolamine, ormoni di risposta allo stress; nei soggetti affetti si possono manifestare episodi di ipertensione grave.
    • Malattie della tiroide: sia l’aumento che la diminuzione degli ormoni tiroidei può essere responsabile dell’aumento della pressione sanguigna.
    • Gravidanza: una condizione abbastanza frequente durante il terzo trimestre è la pre-eclampsia (gestosi gravidica), caratterizzata da ritenzione di liquidi e aumento della pressione arteriosa.
  • Esami

    Gli esami di laboratorio possono essere utilizzati per molte ragioni:

    • Per rilevare l’ipertensione o confermarne la persistenza
    • Per stabilire se le cause dell’ipertensione siano riconducibili alla presenza di patologie curabili o controllabili
    • Per valutare lo stato funzionale degli organi o verificarne la condizione basale prima dell’inizio di una terapia
    • Per monitorare la terapia farmacologica dell’ipertensione e valutare la funzionalità d’organo nel tempo

     

    Misura della pressione arteriosa

    La pressione arteriosa viene misurata tradizionalmente con lo stetoscopio e lo sfingomanometro, un dispositivo costituito da un bracciale, una valvola ed un quadrante di pressione nel quale è possibile leggere la pressione in millimetri di mercurio (mmHg). Nonostante la presenza di molti dispositivi elettronici, questo è tutt’oggi considerato lo strumento di riferimento per la misura della pressione arteriosa.

    Altrimenti è possibile utilizzare l’holter pressorio, uno strumento che consente di eseguire un’attività di misurazione e registrazione dei dati della pressione arteriosa continuativa per 24 ore. Questo metodo è utile nella formulazione della diagnosi e consente di escludere la presenza di picchi pressori dovuti alla presenza del paziente nell’ambulatorio.

    Queste forme di misura della pressione vengono considerate indirette. Molto raramente può essere richiesta la misura diretta della pressione tramite l’inserimento di un catetere in un’arteria al fine di misurare realmente la pressione interna ai vasi.

    Test di laboratorio

    Gli esami di laboratorio non sono diagnostici di ipertensione, ma vengono spesso prescritti per identificare, se possibile, la patologia primaria cui segue l’ipertensione o le patologie che possono esacerbare l'ipertensione preesistente.

    Gli esami non specifici per l'ipertensione, ma di estrema utilità clinica, sono:

    • Esame delle urine: è un test di primo livello per lo studio della funzionalità renale.
    • Albumina urinaria, Urea e Creatinina: utili per rilevare alterazioni nella funzionalità renale e per monitorare gli effetti dei farmaci su di essa.
    • Potassiemia (kaliemia): il dosaggio del potassio, prescritto in genere insieme a quello di altri elettroliti quali sodio e cloro, è di ausilio nella valutazione dell'equilibrio idro-salino dell'organismo. La sindrome di Cushing e la sindrome di Conn sono spesso associate con ipokaliemia, che quindi può essere indicativa della loro presenza. Alcuni farmaci per la cura dell’ipertensione possono causare l’eccessiva ritenzione o perdita del potassio alterando l’equilibrio idro-salino.
    • Glicemia a digiuno e HbA1c: per rilevare il diabete e monitorare l’efficacia della terapia per questo.
    • Calcemia: per determinare il calcio totale o ionizzato nel sangue; l'ipercalcemia associata all'iperparatiroidismo può indurre danno renale e conseguentemente ipertensione arteriosa.
    • TSH e FT4: il dosaggio di tali ormoni è essenziale per valutare la funzionalità tiroidea.
    • Profilo lipidico: comprende colesterolo totale, colesterolo HDL ed LDL, trigliceridi; è utile per la valutazione del rischio aterosclerotico.
    • Pannello metabolico: include altri test oltre a quelli sopracitati.

     

    Oltre a quelli descritti, esistono degli esami più specifici; questi esami vengono prescritti sulla base della storia clinica del paziente, dei risultati di precedenti accertamenti e sono di ausilio nel monitoraggio dell'ipertensione secondaria:

    • Aldosterone e renina: un aumento di aldosterone può essere indicativo di adenoma surrenalico (dovuto alla presenza di un tumore) e la renina può derivare da un danno ai reni o dal restringimento delle arterie che irrorano i reni
    • Cortisolo: un aumento di cortisolo è tipico della sindrome di Cushing
    • Catecolamine e metanefrine (metaboliti delle catecolamine): un incremento di epinefrine, norepinefrine ed altro metaboliti si può osservare nel feocromocitoma, un tumore della midollare del surrene piuttosto raro e generalmente benigno, che causa ipertensione

     

    Altri test di non laboratorio

    Possono essere richiesti anche altri esami strumentali, come parte di un iter diagnostico finalizzato a valutare la funzionalità di organi vitali. Questi esami comprendono:

    • ECG (elettrocardiogramma): per valutare la funzionalità cardiaca, al fine di identificare un eventuale danno cardiaco
    • Esame del fondo dell'occhio: per rilevare alterazioni della retina dovuta ad alterazioni dei vasi (retinopatia) causate da ipertensione
    • Esame fisico: per valutare sensibilità addominale, rilevare i soffi (il suono emesso dal passaggio del sangue attraverso un'arteria ristretta), esaminare la ghiandola tiroidea per la valutazione di ingrossamenti o disfunzioni della stessa e per approfondire eventuali altri segni clinici presenti
    • Diagnostica per immagini, come radiografia o ecografia del rene o del torace
  • Prevenzione e Trattamento

    Il rischio di sviluppare ipertensione può essere ridotto anche solo modificando il proprio stile di vita: in particolare, il controllo del peso corporeo, l'esercizio fisico regolare e una dieta povera di sodio o alcol e l’astensione dal fumo sono di grande ausilio. Il rischio associato a fattori non modificabili, come l'età avanzata, il sesso, la razza, richiede, oltre ad uno stile di vita controllato, un trattamento farmacologico.

    Esistono diverse classi di farmaci utilizzati per il trattamento dell'ipertensione, caratterizzati da meccanismi d'azione diversi. In molti casi, questi farmaci vengono prescritti in combinazione. In ogni caso, il paziente in trattamento anti-ipertensivo deve sottoporsi a controlli medici periodici.

    Nell’ipertensione secondaria, il ristabilimento della pressione arteriosa può essere raggiunto tramite il trattamento della patologia primaria, ad esempio tramite la rimozione chirurgica di un tumore del surrene o tramite la terapia farmacologica del diabete o di disfunzioni tiroidee. Nel caso in cui non siano disponibili delle cure, la terapia è mirata alla prevenzione di ulteriori danneggiamenti. Ad esempio nella malattia renale, il paziente può assumere farmaci anti-ipertensivi in associazione ad altri farmaci al fine di mantenere la funzionalità dell’organo ed evitare manifestazioni acute.

    Sia le urgenze ipertensive, nelle quali l’ipertensione è asintomatica e senza danno d’organo, caratterizzate da valori superiori a 180/110 mmHg, che le emergenze, nelle quali è presente danno d’organo ed i valori di pressione sono superiori a 180/120 mm Hg, devono essere trattate immediatamente. Le urgenze ipertensive possono richiedere ospedalizzazione, in modo tale da somministrare farmaci per via endovenosa e monitorare la condizione che, se non trattata, può provocare danni agli organi.

    Le donne in gravidanza con pre-eclampsia necessitano di riposo, monitoraggio stretto e frequenti visite mediche. L'unica vera risoluzione per la pre-eclampsia è il parto. In genere questo viene posticipato il più possibile per consentire il maggiore sviluppo possibile del bambino. Oltre ai rischi a cui sono esposti sia la madre che il feto in caso di gestosi, è necessario tenere conto anche della necessità di garantire al feto il tempo necessario per la sua maturazione.

Fonti

NOTA: Questa sezione è basata sulla ricerca che utilizza le fonti qui citate insieme all’esperienza collettiva della Revisione Editoriale di Lab Tests Online. Questa sezione è periodicamente rivista dalla Revisione Editoriale e può essere aggiornata come risultato della revisione. Ogni nuova fonte citata sarà aggiunta alla lista e distinta dalle fonti originali.


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