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Ultima Modifica: 03.07.2020.

Cos'è l’insulino resistenza? 

L'insulino resistenza consiste nella diminuzione della capacità delle cellule di rispondere all'azione dell'insulina.

L'insulina è un ormone prodotto dalle cellule beta del pancreas per favorire il trasporto e l’immagazzinamento del glucosio nelle cellule, dove può essere utilizzato come fonte energetica. L’insulina regola l’ingresso del glucosio nelle cellule del muscolo scheletrico, del fegato e del tessuto adiposo, dove viene metabolizzato per produrre energia.

  • Normalmente, dopo un pasto, i carboidrati vengono metabolizzati (scomposti) in glucosio ed altri zuccheri semplici, che verranno assorbiti a livello intestinale
  • Questo causa l’innalzamento dei livelli di glucosio nel sangue (glicemia), che stimolano il pancreas a rilasciare insulina in circolo
  • L'insulina è rilasciata in quantità proporzionali al contenuto ed al volume del pasto ingerito 
  • L'insulina favorisce l'ingresso del glucosio nelle cellule, dove può essere utilizzato come fonte energetica
  • Non appena il glucosio entra nelle cellule e viene metabolizzato, i livelli di glicemia diminuiscono e conseguentemente anche il rilascio di insulina
  • L'insulina agisce in combinazione con il glucagone, un altro ormone pancreatico, per mantenere i livelli di glucosio nel sangue entro un intervallo ristretto

Le cellule con ridotta sensibilità all'insulina non sono in grado di trasportare il glucosio al loro interno:

  • La glicemia rimane elevata ma le cellule risultano carenti di energia
  • Il pancreas cerca di compensare la diminuzione dell'ingresso di glucosio nelle cellule producendo quantità maggiori di insulina
  • Nella maggior parte dei casi, il pancreas riesce a sopperire alla maggior richiesta di insulina per molti anni. La maggioranza dei soggetti con insulino resistenza non sviluppa il diabete
  • In alcuni casi, la richiesta al pancreas supera la sua capacità di produrre glucosio, determinando iperglicemia persistente e sviluppo del diabete di tipo 2

Le cause che determinano insulino resistenza non sono totalmente note. L'origine sembra multifattoriale, principalmente riconducibile all'obesità ed alla mancanza di esercizio fisico, con coinvolgimento anche di fattori genetici ed etnici. L'insulino resistenza è la caratteristica principale della "sindrome metabolica". La sindrome metabolica comprende una serie di alterazioni associate alla presenza di tessuto adiposo in eccesso all'interno della cavità addominale (obesità addominale) e di insulino resistenza, entrambi fattori di rischio per lo sviluppo di patologie cardiovascolari ed altre condizioni cliniche, come l'ictus. L'obesità, inoltre, aumenta il rischio di sviluppare alcune forme di cancro.

Le caratteristiche della sindrome metabolica includono: 

Non necessariamente tutti i soggetti affetti da sindrome metabolica presentano la totalità delle caratteristiche sopraelencate (per ulteriori informazioni a riguardo, consultare l'articolo Sindrome Metabolica).

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Approfondimenti
  • Complicanze

    Se non trattata, l'insulino resistenza può comportare l'insorgenza di altre gravi patologie, in seguito:

    • All'innalzamento dei livelli di insulina nel sangue (poiché l'organismo cerca di compensare la ridotta azione dell'insulina producendo quantità maggiori dell'ormone)
    • All'azione inadeguata dell'insulina, nonostante l'aumento dei suoi livelli nel sangue

    Il protrarsi di una condizione di iperinsulinemia può determinare la comparsa di effetti dannosi, quali:

    • Indurimento delle arterie (aterosclerosi); è stata evidenziata la presenza di una forte associazione tra aterosclerosi ed elevati livelli di insulina nel sangue, ma non è chiaro se sia l'iperinsulinemia stessa la causa dell'aterosclerosi
    • Ipertensione
    • Aumentata tendenza alla coagulazione a livello arterioso
    • Elevati livelli di acido urico nel sangue, che possono causare la gotta, sintomo tipico della sindrome metabolica
    • Aumento degli ormoni maschili (androgeni); le donne affette da sindrome metabolica possono presentare irsutismo (peluria eccessiva su viso e corpo), calvizie, diradamento dei capelli, modificazioni della voce e, spesso, sindrome dell'ovaio policistico (PCOS). La PCOS può causare irregolarità del ciclo mestruale, amenorrea e/o infertilità
    • Macchie scure della pelle e/o fibromi penduli (acanthòsis nìgricans); possono verificarsi a livello del collo, dell'inguine, delle ascelle e, nelle donne, sotto al seno. Nei casi più gravi, l'aumento della pigmentazione interessa le guance e il volto

    Molti di questi fattori (ad esempio ipertensione, trombofilia, aumento dell'acido urico e degli androgeni) favoriscono lo sviluppo e la progressione dell'aterosclerosi.

    In caso di ridotta sensibilità all'insulina (nonostante l'aumento dei suoi livelli nel sangue), può verificarsi:

    • Aumento della glicemia; la presenza di elevati livelli di glucosio può causare patologie croniche, quali malattie renali, danni al sistema nervoso e malattie cardiache. Aumenti lievi della glicemia sono descritti come "prediabete". La presenza di sintomi riconducibili al diabete (quali aumento della minzione, aumento della sete, perdita di peso, visione offuscata, ecc.) e di emoglobina glicata oltre una determinata percentuale, consentono di stabilire la diagnosi di diabete. In pazienti asintomatici la diagnosi di diabete viene stabilita dalla rilevazione di livelli elevati di glucosio in due giorni diversi o, alternativamente, di due livelli anomali di glucosio o emoglobina glicata nello stesso giorno
    • Dislipidemie; queste includono diminuzione dei livelli di colesterolo HDL (chiamato anche “colesterolo buono”), aumento del colesterolo LDL (colesterolo "cattivo") ed elevati livelli di trigliceridi e particelle LDL "dense", a ridotto contenuto di colesterolo. L'alterazione delle concentrazioni dei lipidi può portare all'insorgenza delle malattie cardiovascolari. Livelli elevati di trigliceridi sono associati all'accumulo di lipidi nel fegato, con conseguente steatosi epatica non alcolica (NAFLD). Se non trattata, la sindrome metabolica può causare infiammazione a livello epatico, con conseguente NAFLD. Se l'infiammazione progredisce, la NAFLD evolve verso la "steatoepatite non alcolica" (NASH). Il termine steatoepatite indica la coesistenza di livelli aumenti di lipidi nel fegato ("steatosi") e di infiammazione ("epatite"). La NASH può determinare la comparsa di cirrosi epatica, insufficienza epatica e cancro al fegato (ad es. carcinoma epatocellulare)

    Secondo i dati dell’Osservatorio epidemiologico cardiovascolare, in Italia il 23% degli uomini e il 21% delle donne è affetto da sindrome metabolica. L'insulino resistenza si sviluppa preferenzialmente in età infantile, causando la comparsa di varie patologie prima del raggiungimento dell'età adulta. Circa il 6-39% degli adolescenti in sovrappeso o obesi è affetto da sindrome metabolica e può presentare anche diabete di tipo 2, trigliceridi elevati, colesterolo HDL basso, ipertensione, acido urico elevato, acanthosis nigricans e, nelle ragazze, PCOS.

  • Esami

    Non esiste un singolo test in grado di identificare la presenza di insulino resistenza. Per identificare un soggetto insulino-resistente, i parametri clinici devono essere interpretati contestualmente ad altri fattori, quali storia clinica, segni, sintomi e risultati degli esami di laboratorio.
    Gli esami di laboratorio comunemente utilizzati includono:

    • Glicemia: la misura del glucosio ematico viene di solito eseguita a digiuno; tuttavia, in alcuni casi, può essere richiesto un test di tolleranza al glucosio (GTT) che può essere utilizzato per rilevare, diagnosticare e monitorare la presenza di prediabete o diabete
    • Emoglobina glicata (HbA1c): questo test consente di rilevare la concentrazione media di glucosio nei tre mesi precedenti l'esecuzione del test, misurando la percentuale di emoglobina glicata. Può essere utilizzata per rilevare, diagnosticare e monitorare la presenza di prediabete o diabete
    • Profilo lipidico: comprende la misura dei trigliceridi, del colesterolo HDL, LDL e totale nel sangue. Solitamente, le concentrazioni di colesterolo LDL vengono calcolate a partire dal valore di colesterolo totale, HDL-C e trigliceridi. Se i trigliceridi sono presenti in quantità elevate (superiori a 400 mg/dL), la concentrazione delle LDL-C deve essere determinata tramite il test diretto delle LDL-C

    Altri esami di laboratorio che possono essere prescritti per rilevare eventuali patologie correlate all'insulino resistenza includono:

    • hsPCR (Proteina C Reattiva ad alta sensibilità): misura concentrazioni basse di PCR nel sangue per identificare un limitato grado di infiammazione associata al rischio di sviluppare una patologia cardiovascolare (CVD). Può risultare elevata in presenza di insulino resistenza
    • Alanina aminotransferasi (ALT): frequentemente, soggetti affetti da sindrome metabolica presentano anche steatosi epatica non alcolica (NAFLD). Livelli elevati di ALT suggeriscono presenza di danno epatico, tuttavia, tale test potrebbe non rivelarsi sufficientemente sensibile per rilevare NAFLD. Pertanto, ALT non è considerato un test di routine per la valutazione dei soggetti con sindrome metabolica. L'ecografia risulta maggiormente sensibile per rilevare la presenza di NAFLD
    • Acido urico: risulta elevato in presenza di gotta
    • Testosterone: per determinare la concentrazione nelle pazienti con sindrome dell'ovaio policistico (PCOS) o un'eventuale eccessiva produzione di androgeni. La misura della globulina legante gli ormoni sessuali (SHBG) permette di calcolare il testosterone libero, ovvero la porzione di testosterone biologicamente attiva. Quando il testosterone totale risulta debolmente elevato o borderline in donne con irsutismo, occorre calcolare il testosterone libero
    • Insulina: è possibile misurare i livelli di insulinemia a digiuno, i quali, nei pazienti affetti da insulino resistenza avanzata, risultano solitamente elevati. Tuttavia, questo test non è normalmente necessario e non viene raccomandato nella pratica clinica
  • Trattamento

    Sia bambini che adulti possono sviluppare insulino resistenza e sindrome metabolica. Il principale approccio per prevenire l'insorgenza della sindrome metabolica è la prevenzione dell'obesità.

    Il trattamento dell'insulino resistenza (e l'aumento della sensibilità alla stessa) prevede in primo luogo variazioni nella dieta e nello stile di vita. L'American Diabetes Association raccomanda la perdita di peso, l'abitudine all'esercizio fisico moderato/intenso ed una dieta sana, al fine di:

    Le persone con insulino resistenza possono rivolgersi, oltre che al proprio medico, anche ad altri professionisti sanitari, come i nutrizionisti, per sviluppare un piano terapeutico individuale e per il monitoraggio della sua efficacia.

    Talvolta, la terapia farmacologica può essere necessaria per trattare condizioni cliniche o patologie coesistenti. Alcuni esempi includono: 

    • Farmaci per la pressione sanguigna
    • Metformina per il diabete
    • Statine per diminuire i livelli di colesterolo LDL
Fonti
Fonti utilizzate nella revisione corrente

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Christine L. Snozek, PhD. Lab Tests Online adjunct board member.