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Ultima Modifica:
12.09.2017.

Cos'è l’epilessia?

L’epilessia è una patologia caratterizzata da ricorrenti convulsioni. Le convulsioni sono date da scariche elettriche nel cervello, che alterano temporaneamente la normale trasmissione degli impulsi nervosi. Possono produrre alterazioni della coscienza, causare strani movimenti ritmici e ripetitivi, spasmi o contrazioni degli arti, e/o possono portare a convulsioni che contraggono i muscoli di tutto il corpo. Talvolta le convulsioni sono precedute dalle così dette aure epilettiche. Le aure sono caratterizzate da una sensibilità e percezione inusuale della vista, dell’udito, dell’olfatto, del gusto e del tatto, allertando le persone di un attacco imminente. Si possono provare sensazioni particolari, tipo una fresca brezza, o una luce brillante e possono includere sensazioni di torpore o nausea. Ciò che accade durante un episodio convulsivo dipende da quale parte del cervello è coinvolta. Molte persone con epilessia manifestano sintomi simili ad ogni episodio convulsivo, mentre alcuni possono avere un’ampia varietà di sintomi.
Le convulsioni possono durare da pochi secondi a qualche minuto. Se la coscienza di una persona è alterata o viene persa, questa generalmente non ricorderà cosa le è accaduto. Un episodio convulsivo può non avere postumi, può lasciare un breve stato confusionale e/o può provocare stati di affaticamento e debolezza che possono perdurare per qualche giorno. Generalmente le convulsioni non hanno un effetto dannoso sul cervello e sul corpo, comunque una perdita di coscienza, può portare a cadute e traumi, soprattutto se la persona interessata è alla guida, sta facendo il bagno, sta cucinando, o sta svolgendo altre attività potenzialmente pericolose. Le convulsioni che hanno una durata di 5-10 minuti sono dette stato epilettico e richiedono l’intervento medico immediato. Convulsioni prolungate, con una durata maggiore di 30 minuti, possono aumentare il rischio di danni permanenti e talvolta possono essere fatali.
Non viene considerata epilessia ogni tipo di convulsione. Quelle dovute a cause temporanee, come forti febbri nei neonati, meningiti acute o encefaliti, abuso di alcool o per la sospensione di un trattamento farmacologico non sono considerate attacchi epilettici. Allo stesso modo, non tutti i sintomi che ricordano le convulsioni, possono essere dovute a cambiamenti dell’attività elettrica cerebrale. Svenimento, emicrania, narcolessia, l'uso di alcuni farmaci, malattie mentali e varie altre condizioni che alterano temporaneamente lo stato di coscienza o la percezione possono manifestare sintomi analoghi a quelli dell’epilessia.
Si fa diagnosi di epilessia quando una persona ha due o più crisi epilettiche ad almeno 24 ore di distanza. Circa 1 adulto su 10 sperimenterà una singola crisi nella sua vita, ma la maggior parte non ne avrà mai altre. Secondo il CDC, l'epilessia colpisce circa 2,7 milioni di persone negli Stati Uniti, con circa 200.000 nuovi casi diagnosticati ogni anno. Mentre l'epilessia può colpire chiunque, i bambini sotto i 2 anni e gli adulti oltre i 65 hanno più probabilità di essere colpiti. La maggioranza delle persone con epilessia rispondono alla terapia farmacologica, ma circa il 25-30% continua ad avere crisi epilettiche nonostante il trattamento. Qualunque disturbo che coinvolge il cervello può potenzialmente causare epilessia, ad esempio un trauma cranico, lo sviluppo anormale del cervello, la mancanza di ossigeno durante il parto, i tumori cerebrali, ictus, le patologie cerebro-vascolari, alcune tossine, come nell’avvelenamento da piombo, le infezioni, le malattie neurologiche e i disturbi metabolici. Alcune forme familiari di epilessia sono legati a difetti genetici. In molti casi la causa dell'epilessia è sconosciute, viene quindi indicata come epilessia idiopatica.
Le crisi epilettiche possono essere classificate come focali (parziali) o generalizzate. Crisi parziali hanno origine da una singola area del cervello, mentre la crisi generalizzate coinvolgono entrambi i lobi del cervello. Le convulsioni possono esordire come crisi parziali e poi, in un secondo momento, diventare generalizzate. Circa il 60% delle persone con epilessia hanno crisi parziali. Per ulteriori informazioni sui tipi di crisi epilettiche, visitare il sito della Fondazione Epilessia e leggere l'opuscolo informativo.

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Approfondimenti
  • Esami

    Per la diagnosi ed il monitoraggio dell’epilessia vengono utilizzati vari tipi di esami, di laboratorio e non. Tali esami possono essere di aiuto per determinare il tipo di convulsioni che ha il paziente, per identificarne le cause, ad esempio tossine, farmaci, infezioni, abuso di alcool, febbre (nei bambini) o diabete e distinguere l’epilessia da disturbi quali, svenimento o ictus, che possono manifestare sintomi analoghi.
    Parti importanti del processo diagnostico sono il completo quadro clinico, le notizie raccolte dal paziente e il contributo dei membri della famiglia che hanno assistito a crisi epilettiche del paziente,. Il paziente può ricordare un odore strano, un’aura di luce, o altre sensazioni che precedono un attacco, ma allo stesso tempo può non ricordare quello che è successo durante le convulsioni. Per una corretta diagnosi occorre tempo, in relazione anche ai segni e alla frequenza degli attacchi convulsivi.

    Esami di laboratorio

    Gli esami di laboratorio sono solitamente utilizzati per il monitoraggio dei farmaci anti-epilettici e per escludere altre patologie, quali il diabete, l’anemia, le infezioni, la meningite o l' encefalite. Gli esami possono includere:

    il monitoraggio periodico di un farmaco, se il paziente sta prendendo uno specifico anti-epilettico, tipo:

    • Carbamazepina
    • Fenitoina
    • Acido Valproico
    • Fenobarbital


    Altri esami:

    Emocromo – Per cercare segni di infezioni o anemia
    Glucosio – Valori alterati potrebbero essere dovuti al diabete
    Analisi del liquor (liquido encefalorachidiano) – per ricercare infezioni e per aiutare nella diagnosi di meningiti ed encefaliti
    Emocoltura – per ricercare segni di infezioni nel sangue (setticemia)

    Esami non di laboratorio
    • Elettroencefalogramma (EEG) – uno strumento di diagnosi importante per l’epilessia; è utilizzato per valutare l’attività elettrica del cervello e per identificare cambiamenti delle onde cerebrali.

    Diagnostica per immagini:

    • Tomografia Assistita Computerizzata (TAC) – Identifica tumori e anormalità della struttura del cervello.
    • Risonanza Magnetica (RM) – Identifica anormalità morflologiche del cervello
    • Tomografia ad Emissione di Positroni (PET) – viene utilizzato del materiale radioattivo per identificare le aree attive del cervello
    • Tomografia Computerizzata ad Emissione di Singoli Fotoni (SPECT) – La regione del cervello che scatena le convulsioni viene identificata con materiale radioattivo, quando gli altri metodi di imaging non hanno dato risultati soddisfacenti
  • Trattamento

    L’epilessia può essere trattata con successo nella maggior parte delle persone, ma non può essere nè prevenuta, nè curata.
    I rischi legati all’epilessia, dovuti a traumi alla testa, possono essere ridotti prendendo delle opportune misure di sicurezza, come indossare un casco quando si va in bicicletta o in moto e agganciare la cintura di sicurezza quando si viaggia in auto.
    Nei soggetti epilettici, le convulsioni possono essere prevenute o ridotte in frequenza, mediante appropriati trattamenti farmacologici con farmaci antiepilettici, quali la carbamazepina, la fenitoina, il fenobarbital o l’acido valproico. La scelta del farmaco dipende dal paziente e dal tipo di convulsioni. Per la scelta del farmaco e della dose giusta ci dovrebbe essere una collaborazione tra medico e paziente. Il numero di convulsioni può essere ridotto anche evitando i fattori scatenanti, come essere stanchi per mancanza di sonno, essere particolarmente stressati, il consumo di alcolici e l’uso di droghe come la cocaina. La frequenza delle crisi epilettiche può essere ridotta anche col trattamento di patologie concomitanti.

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