Noto anche come
Emocromatosi ereditaria
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Ultima Modifica: 17.12.2018.

Cos'è l'emocromatosi?

L'emocromatosi è una malattia del metabolismo del ferro che può essere ereditaria o acquisita. Le persone affette da emocromatosi accumulano più ferro di quanto sia necessario all'organismo. La difficoltà dell'organismo di eliminare l'eccesso di ferro, comporta un progressivo aumento dello stesso nei tessuti e negli organi.

Di conseguenza, il ferro in eccesso può portare a disfunzioni e collasso di molti organi, specialmente il cuore,  il fegato e la porzione endocrina del pancreas. Le complicanze includono artriti, diabete, cirrosi epatica, aritmie cardiache, insufficienza cardiaca e un aumento della pigmentazione della pelle che viene definita "abbronzata".

Esistono due tipi di emocromatosi: la forma primaria (ereditaria e quindi trasmessa dai genitori alla prole) e la forma acquisita (causata da altre patologie concomitanti).

Emocromatosi primaria o ereditaria (HH)

L'emocromatosi primaria, detta anche ereditaria, è la forma più comune di emocromatosi e colpisce perlopiù le persone di origine caucasica. La malattia è di solito causata dalla presenza di una mutazione del gene HFE ed è trasmessa con modalità autosomica recessiva (perché si sviluppi la malattia il gene mutato deve essere ereditato sia dalla madre che dal padre).

La mutazioni portano alla variazione degli aminoacidi, i "mattoncini" che compongono le proteine, e vengono di solito identificate proprio in base alle alterazioni che comportano. Ad esempio, la mutazione più comunemente associata all'HH è la mutazione chiamata C282Y che porta alla sostituzione dell'aminoacido cisteina (C), posto in posizione 282 della catena aminoacidica che compone la proteina codificata dal gene HFE, con l'aminoacido tirosina (Y).

Esistono tante mutazioni possibili del gene HFE, responsabili dell'emocromatosi. La probabilità di andare incontro ad un sovraccarico di ferro dipende dalla combinazione dei geni ereditati.

Si rimanda alla sezione "Approfondimenti" per maggiori dettagli.

Emocromatosi secondaria o acquisita

L'emocromatosi secondaria consiste in un sovraccarico di ferro che può essere dovuto a molte patologie o condizioni cliniche. Alcuni esempi includono:

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Approfondimenti
  • Segni e Sintomi

    Secondo il National Heart, Lung and Blood Institute statunitense, non tutte le persone affette da emocromatosi presentano necessariamente segni e sintomi e, sebbene le stime siano variabili, circa la metà delle persone sembrano essere asintomatiche nelle fasi iniziali della malattia. I segni e sintomi tendono a manifestarsi con il tempo e con il progredire della malattia.

    Di solito gli uomini non diventano sintomatici prima dei 40-60 anni. La maggior parte delle donne invece non manifesta i sintomi fino ad alcuni anni dopo la menopausa (che avviene intorno ai 50 anni).

    I segni e sintomi possono variare da persona a persona e possono includere:

  • Esami

    Gli esami descritti di seguito hanno lo scopo di rilevare e diagnosticare l'emocromatosi ma anche di valutare la compromissione degli organi e l'entità del sovraccarico di ferro. Possono inoltre essere utilizzati nel monitoraggio, per valutare l'efficacia della terapia. I test genetici consentono di confermare la diagnosi ma, poiché molte persone non sviluppano la malattia nonostante la positività per i test genetici, la valutazione dei test ematici rimane il metodo più affidabile per la diagnosi dell'emocromatosi.

    Esami di laboratorio

    I test di laboratorio di solito includono:

    • Ferro sierico (sideremia) - usato per valutare i livelli ematici di ferro
    • TIBC - misura la quantità di ferro totale che può essere legata alle proteine presenti nel circolo ematico; tra queste, la transferrina è la principale e il TIBC è pertanto una buona approssimazione della misura della transferrina.
    • Saturazione della transferrina - è un valore calcolato a partire dai risultati della sideremia e della TIBC; rappresenta la percentuale di transferrina saturata (cioè legata completamente) dal ferro; nell'emocromatosi ereditaria (HH) è elevata ma non è specifica per essa.
    • Ferritina - utilizzata per stimare la quantità di ferro immagazzinata nell'organismo; può essere elevata nell'HH ma non è specifica per essa. Nelle persone con la mutazione del gene HFE la presenza di livelli normali di ferritina è associata ad un ridotto rischio di sviluppare la malattia.
    • Pannello epatico - un gruppo di test usati per valutare la funzionalità epatica.
    • Test genetici - possono essere usati per la conferma diagnostica di HH. Nella maggior parte dei casi (circa l'80-90% dei casi), l'HH è causata dalla mutazione C282Y. La presenza di due copie alterate del gene non comporta necessariamente lo sviluppo della patologia, anche se predispone ad un aumento del rischio. Gli uomini sono a maggior rischio rispetto alle donne; nello studio, con il campione di dimensioni maggiori, effettuato in proposito, è stato visto un rischio del 25% di sviluppare la malattia negli uomini positivi al test genetico, contro un rischio di solo l'1% nelle donne. Talvolta possono essere presenti mutazioni differenti sui due geni HFE (quello di origine materna e quello di origine paterna) o anche più mutazioni (ad esempio H63D o S65C). Raramente la patologia è causata da altre alterazioni genetiche.
    • Biopsia epatica - sebbene non sia necessaria per la conferma diagnostica, consente di valutare l'accumulo epatico di ferro e quindi di stimare l'estensione del danno.
       
    Esami strumentali

    La risonanza magnetica nucleare consente di valutare l'accumulo di ferro epatico.

  • Trattamento

    Lo scopo del trattamento dell'emocromatosi è quello di ridurre la quantità di ferro nell'organismo e mantenerlo all'interno dei livelli fisiologici, al fine di ridurre al minimo il danneggiamento d'organo e ridurre le complicanze. In caso di emocromatosi secondaria, il trattamento include anche la patologie o condizione clinica responsabile. Poiché non tutte le persone positive ai test genetici sviluppano la malattia, il trattamento è destinato solo a coloro che manifestano danno d'organo dovuto all'eccesso di ferro.

    L'emocromatosi è in genere trattata tramite flebotomia o salassoterapia, che consiste nella rimozione periodica di quantità prestabilite di sangue (circa 400 mL). La frequenza e la durata del trattamento dipende dalla causa e dall'entità dell'accumulo di ferro; per esempio, le persone con grave eccesso di ferro dovrebbero sottoporsi a flebotomia una o due volte a settimana nelle fasi iniziali e poi, dopo la rimozione degli accumuli di ferro, solo poche volte all'anno.

    Non esistono cure per l'emocromatosi ereditaria, ma vi sono terapie per la gestione della patologia da effettuare per tutto il corso della vita.

    Le persone affette da emocromatosi secondaria potrebbero non necessitare della flebotomia nel caso in cui la patologia concomitante responsabile dell'emocromatosi venga risolta. Inoltre, nel caso in cui l'eccesso di ferro sia dovuto alle trasfusioni, la flebotomia non può essere effettuata fintanto che il paziente necessiti ancora delle trasfusioni. Esistono farmaci in grado di legare il ferro e permetterne l'eliminazione tramite le urine (farmaci ferro-chelanti), farmaci inibitori della pompa protonica, in grado di ridurre la produzione di acido gastrico e quindi in grado di ridurre la quantità di ferro assorbito dagli alimenti. Queste opzioni farmacologiche possono essere utilizzate per le persone che non possono sottoporsi a flebotomia.

  • Gene HFE

    Esistono molte possibili mutazioni del gene HFE e combinazioni di esse (si ricorda che la mutazione è di tipo autosomico recessivo; pertanto perché la patologia si manifesti è necessario che sia mutata sia la copia del gene HFE di origine materna che quella di origine paterna):

    • Alto rischio di emocromatosi ereditaria (HH): due copie del gene con la mutazione C282Y o una copia con la mutazione C282Y e una con la mutazione H63D o S65C
    • Basso rischio di HH: due copie del gene con la mutazione H63D o S65C o una copia del gene con la mutazione H63D e una con la mutazione S65C
    • Portatore: una sola copia del gene con la mutazione C282Y, H63D o S65C. Il portatore non sviluppa la malattia ma può trasmettere il gene mutato alla prole.
       

    Esistono altri geni oltre HFE in grado di influenzare il metabolismo del ferro e tali da determinare la presenza o l'assenza della malattia. Per esempio, è stato stimato che solo il 25% degli uomini e l'1% delle donne con due copie dei geni con la mutazione C282Y, sviluppano un danno d'organo dovuto all'eccesso di ferro. Queste differenze sono dovute all'assetto genetico degli altri geni coinvolti nel metabolismo del ferro.

    L'emocromatosi ereditaria colpisce in misura maggiore gli uomini rispetto alle donne; inoltre i sintomi della patologia emergono in media più precocemente negli uomini, con un'età media di 30-50 anni. Esistono due forme rare di emocromatosi ereditaria, chiamate neonatale e giovanile e che causano forme gravi di accumulo di ferro rispettivamente nei bambini e nei ragazzi. Queste forme sono dovute a mutazioni in geni differenti da HFE; uno di questi è HJV e causa alterazioni in una proteina chiamata emojuvelina implicata anch'essa nel metabolismo del ferro. Una piccola percentuale di casi di HH è dovuta alla mutazione di geni differenti da HFE ma sempre implicati nel metabolismo del ferro, come il gene codificante per l'emojuvelina, per il recettore 2 della transferrina, per la ferroportina o l'epcidina. I test genetici per rilevare queste mutazioni non sono tuttavia disponibili in tutti i laboratori.

Fonti
Fonti utilizzate nella revisione corrente

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