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Ultima Modifica: 26.11.2018.

Cos'è la Vitamina K?

La vitamina K è una sostanza nutritiva richiesta dall'organismo in piccole quantità ma costanti. E' essenziale per la formazione dei fattori della coagulazione e delle proteine C ed S, responsabili rispettivamente della formazione del coagulo ematico e della prevenzione della coagulazione eccessiva. La carenza di vitamina K si manifesta con eventi emorragici e tendenza alla formazione di ecchimosi. La vitamina K svolge un ruolo importante anche nella prevenzione della riduzione ossea cosicché una sua carenza può essere associata a diminuzione della densità ossea. Vi sono alcune evidenze dell'importanza dell'assunzione di vitamina K nella prevenzione delle fratture.

Esistono tre tipi differenti di vitamina K:

  • Vitamina K1 (fillochinone o fitomenandione) - è la forma naturale della vitamina K che si può trovare negli alimenti, in modo particolare nelle verdure a foglia, nei prodotti caseari e negli oli vegetali. La vitamina K1 è considerata la "forma vegetale" della vitamina K, anche se può essere prodotta sinteticamente per il trattamento di alcune patologie emorragiche.
  • Vitamina K2  (menachinone) - è la forma di origine batterica, presente nella flora batterica intestinale. I batteri intestinali possono anche convertire la vitamina K1 in K2. La vitamina K2 integra la K1 proveniente dalla dieta per soddisfare le richieste dell'organismo.
  • Vitamina K3 (menadione) - è la forma sintetica di vitamina K utilizzata in alcuni contesti come integratore.
     

L'organismo non è in grado di produrre quantità sufficienti di vitamina K; per questo motivo questa deve essere assunta con la dieta. Poiché la vitamina K è presente in molti alimenti, di solito non è necessario assumere degli integratori. Ad esempio è presente nelle verdure a foglia come cavoli, spinaci, lattuga e altre verdure come broccoli, asparagi, cavoletti di Bruxelles e cime di rapa. Altri alimenti fonte di vitamina K sono i prodotti caseari, cereali, oli vegetali e soia. Le vitamine K1 e K2, rispettivamente introdotte con la dieta e prodotte dall'organismo, sono entrambe liposolubili e pertanto vengono immagazzinate nei tessuti e nel fegato. Un adulto possiede in media quantità di vitamina K immagazzinata pari al fabbisogno di una settimana.

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Carenza di Vitamina K
  • Cause della carenza di vitamina K

    Le cause più frequenti di carenza di vitamina K sono il ridotto apporto con la dieta, l'assorbimento inadeguato e la diminuzione del suo immagazzinamento dovuto alla presenza di patologie epatiche; può tuttavia essere dovuta anche alla ridotta produzione intestinale di vitamina K2.

    La carenza di vitamina K è un evento raro nelle persone in buono stato di salute, ma può interessare persone gravemente malate o con alcune patologie croniche, come le persone affette da cancro e in chemioterapia, persone in dialisi o persone a rischio di malnutrizione, come coloro che abusano di alcol o droghe.

    Anche le sindromi da malassorbimento, in particolare nel caso di inadeguato assorbimento dei lipidi come avviene nella fibrosi cistica, nella celiachia, nella pancreatite cronica o nella malattia di Crohn, possono portare ad una carenza di vitamina K.

    L'uso di alcuni farmaci, come antibiotici, antiacidi e anticonvulsivi, può interferire con l'assorbimento della vitamina K1, diminuire la quantità di vitamina K2 prodotta e causare la degradazione della vitamina K. L'assunzione di alte dosi di aspirina può aumentare la richiesta di vitamina K da parte dell'organismo.

    I neonati potrebbero necessitare di integrazioni di vitamina K per l'immaturità della loro flora batterica intestinale (non ancora sviluppatasi) e per il non sufficiente apporto di vitamina K fornita dal latte materno. Inoltre, l'assunzione di alcuni farmaci, come gli anticonvulsivi, durante la gravidanza, potrebbe comportare la nascita di bambini carenti di vitamina K. La carenza di vitamina K alla nascita e nei neonati è associata alla maggiore tendenza a sanguinare e ad una patologia nota come “emorragia da deficit di vitamina K” (vitamin K deficiency bleeding, VKDB). Quest'ultima si manifesta con eventi emorragici ed ecchimosi e, nei casi più gravi, con emorragie cerebrali anche letali. Questi eventi sono stati ridotti grazia all'abitudine di somministrare ai neonati integratori di vitamina K si dai primi giorni di vita.

    Spesso viene chiesto se le persone in trattamento con l'anticoagulante warfarin (Coumadin®) devono evitare l'assunzione di alimenti ricchi in vitamina K e se questo può comportare una carenza di vitamina K.

    Il farmaco warfarin viene prescritto per molteplici patologie, come la trombosi venosa profonda (TVP) e alcune malattie cardiovascolari, al fine di "sciogliere" il sangue ed evitare la coagulazione inappropriata. In questi casi, di solito il clinico prescrive il farmaco e ne monitora l'effetto tramite un test chiamato PT/INR. Il dosaggio viene quindi modificato e aggiustato sulla base della risposta del paziente.

    Il warfarin agisce riducendo la capacità del fegato di utilizzare la vitamina K per produrre fattori della coagulazione. Perciò, il warfarin e la vitamina K sono antagonisti, ossia lavorano uno contro l'altro. Un aumento significativo o una diminuzione della quantità di vitamina K assunta dalla persona in trattamento con warfarin, può compromettere la funzionalità del farmaco causando una coagulazione eccessiva o la presenza di eventi emorragici. Quindi, piuttosto che evitare alimenti ricchi in vitamina K, è importante che le persone in trattamento con warfarin mantengano costanti gli introiti di vitamina K che comunque devono essere sufficienti e coerenti con la quantità di vitamina K consumata.

  • Segni e Sintomi

    I segni e sintomi della carenza di vitamina K posso includere:

    • Tendenza alla formazione di ecchimosi
    • Sanguinamento dal naso o dalle gengive
    • Eccessivo sanguinamento di ferite, punture, iniezioni o siti chirurgici
    • Mestruazioni abbondanti
    • Sanguinamento del tratto gastrointestinale
    • Presenza di sangue in urine e/o feci
    • Aumento del PT/INR
       

    La carenza di vitamina K nei neonati si manifesta con segni e sintomi analoghi ma, in casi gravi, può coinvolgere anche un sanguinamento intracranico.

    La carenza di vitamina K può essere sospettata in presenza dei segni e sintomi sopra elencati, in particolare in persone a maggior rischio di svilupparla, come:

    • Persone affette da patologie croniche associate con malnutrizione o malassorbimento
    • Persone che sono state in cura per molto tempo con antibiotici (gli antibiotici possono uccidere la flora normale e diminuire la produzione intestinale di vitamina K2)
    • Persone gravemente malate, come coloro che sono affetti da cancro o che sono in dialisi
  • Esami

    La carenza di vitamina K viene di solito diagnosticata in seguito ad un evento emorragico eccessivo ed inspiegato. In molti casi, il primo esame richiesto in queste eventualità è il tempo di protrombina PT/INR. L'allungamento del PT/INR comporta il sospetto di una carenza di vitamina K; per questo motivo spesso il primo trattamento prevede un'iniezione di vitamina K. L'arresto dell'emorragia e la normalizzazione del PT rende molto probabile che la causa sia una carenza di vitamina K.

    Esistono altri test della coagulazione eseguiti in caso di eventi emorragici, come il tempo di tromboplastina parziale attivata aPTT, il tempo di trombina, la conta piastrinica, i test di funzionalità piastrinica, i fattori della coagulazione, il fibrinogeno, il fattore di von Willebrand e il D-dimero.

    La misura dei livelli di vitamina K nel sangue viene utilizzata raramente per identificarne la carenza.

  • Trattamento

    Il trattamento a breve termine di solito prevede la somministrazione di integratori di vitamina K per via orale o endovenosa. Le persone affette da patologie croniche possono necessitare dell'assunzione di tali integratori anche per molto tempo o per tutto il corso della loro vita. Perché gli effetti della terapia con vitamina K siano visibili, sono necessari in genere 2-5 giorni.

    Non sono stati riportati problemi con l'eccesso di vitamina K1 e K2. Queste sono caratterizzate da bassa tossicità anche a concentrazioni elevate. Tuttavia, la forma idrosolubile della vitamina K, la vitamina K3, può essere tossica se somministrata in quantità eccessiva. Nei neonati potrebbe causare anemia emolitica, perciò non viene utilizzata.

    I fattori della coagulazione dipendenti dalla vitamina K vengono prodotti nel fegato. Le persone affette da patologie epatiche potrebbero non essere in grado di produrre quantità sufficienti di fattori della coagulazione pur in presenza di quantità adeguate di vitamina K. In questa categoria di pazienti quindi la somministrazione di integratori di vitamina K potrebbe non essere efficace.

Fonti
Fonti utilizzate nella revisione corrente

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