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Carcinoma Mammario
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07.09.2017.

Cos’è il cancro della mammella?

Il cancro alla mammella è un tumore maligno che deriva dalla crescita incontrollata di cellule presenti nella mammella. Queste originano perlopiù in corrispondenza dei dotti deputati al trasporto del latte durante la lattazione e in secondo luogo in corrispondenza delle ghiandole mammarie.

Ciascun carcinoma mammario ha le proprie caratteristiche. Alcuni tumori crescono lentamente; altri possono essere molto aggressivi. Alcuni tumori sono responsivi agli ormoni estrogeni e progesterone mentre altri sono caratterizzati dall’overespressione di alcune proteine. Le caratteristiche di ciascun tumore ne influenzano anche l’approccio terapeutico e la prognosi.

Il carcinoma mammario rappresenta il tumore più diagnosticato nelle donne. In Italia, un tumore maligno su tre (30%) è rappresentato da questo tipo di tumore il quale, nel 2013, è stato la prima causa di morte per cancro nelle donne, con 11.939 decessi (fonte ISTAT). Diversamente da quanto si possa pensare però, non si tratta di una neoplasia esclusivamente femminile. Questo tipo di tumore, seppur raramente, può svilupparsi anche negli uomini (l’ISTAT ha stimato 500 nuovi casi nel 2016), nei quali spesso è diagnosticato più tardivamente e pertanto è più aggressivo.

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Approfondimenti
  • Fattori di Rischio

    Il carcinoma mammario può svilupparsi a qualsiasi età, seppur con frequenza diversa. Secondo la banca dati ARITUM relativa agli anni 2008-2012, la frequenza è stata maggiore nelle donne di età inferiore ai 50 anni (41%) rispetto alle over 70 (21%). La maggior parte dei casi di tumore della mammella sono ad eziologia ignota, sebbene esistano dei fattori di rischio associati:

    • Anamnesi familiare positiva per il carcinoma mammario (madre, zia, sorella)
    • Presenza di carcinoma mammario all’altro seno
    • Assenza di figli
    • Primo figlio dopo i 30 anni
    • Mutazioni dei geni BRCA1 o BRCA2. Circa il 5-10% dei carcinomi mammari sono associati alla presenza di una di queste mutazioni. I geni BRCA1 e BRCA2 codificano per due soppressori tumorali, ossia proteine in grado di impedire la crescita di cellule anomale. La mutazione di questi geni comporta l’alterazione della loro normale funzionalità con la conseguente predisposizione alla crescita cellulare incontrollata e quindi allo sviluppo di cancro. Le donne con una mutazione ereditaria del gene BRCA1 o BRCA2 presentano l’85% di probabilità di sviluppare il carcinoma mammario nel corso della loro vita.

     

    Il rischio di sviluppare il carcinoma mammario può diminuire effettuando regolarmente esercizio fisico, mantenendo un peso corporeo adeguato ed evitando il consumo eccessivo di alcol. I fattori di rischio sono molteplici ed in continuo aggiornamento, sebbene non esistano una serie di azioni responsabili o in grado di evitare il cancro. Tra i fattori di rischio maggiori per lo sviluppo del cancro vi sono l’esposizione agli estrogeni e la presenza di anamnesi familiare positiva. Ciascuna donna deve pertanto parlare con il proprio medico curante riguardo il proprio rischio di sviluppare il carcinoma mammario e riguardo la possibilità di evitare comportamenti a rischio, come l’uso prolungato di una terapia ormonale sostituiva.

    Le donne ad alto rischio possono cercare di diminuirlo assumendo farmaci come il tamoxifene o il raloxifene. Tuttavia l’assunzione di tamoxifene aumenta il rischio di patologie trombotiche, carcinoma dell’utero e patologie cardiovascolari. Pertanto l’eventuale assunzione di farmaci deve essere valutata con attenzione insieme al clinico.

    Spesso alle donne portatrici delle mutazioni di BRCA1 o BRCA2 viene proposta la mastectomia preventiva. Lo scopo è quello di rimuovere entrambi i seni prima dello sviluppo del carcinoma, quando questo sia molto probabile. Alcuni studi hanno dimostrato che questa procedura riduce il rischio di sviluppare il cancro alla mammella nel 97% dei casi. Altre donne possono decidere di eseguire la mastectomia preventiva rimuovendo il seno sano dopo aver sviluppato il cancro all’altro. L’opportunità di sottoporsi a questo intervento deve essere valutata e spiegata dal clinico.

  • Segni e Sintomi

    È importante ricordare che la maggior parte dei noduli che è possibile ritrovare nelle donne non ha carattere canceroso bensì benigno e che i segni e sintomi associati con il carcinoma mammario possono essere riconducibili ad altre cause. Alcuni segni e sintomi includono:

    • Masse o noduli nel seno
    • Ispessimento e arrossamento della pelle del seno
    • Retrazione del capezzolo
    • Gonfiore o dolore al seno
    • Capezzoli doloranti e/o con secrezioni
    • Gonfiori o noduli nei linfonodi adiacenti
    • Pelle pigmentata, abrasa, rugosa o screpolata nella zona intorno al capezzolo
    • Cambiamenti nella dimensione, forma o aspetto del seno

     

    Esiste una forma rara di carcinoma mammario, il carcinoma mammario infiammatorio, non caratterizzato dalla presenza di noduli. Alcuni sintomi di questa patologia sono simili a quelli di un’infezione mammaria, caratterizzati da rossore, sensibilità, gonfiore, prurito e ispessimento della pelle del seno.

  • Diagnosi Precoce

    La diagnosi precoce del carcinoma mammario influenza grandemente la prognosi. Per esempio, nel caso in cui questo venga diagnosticato precocemente, allo stadio localizzato, c’è una probabilità di sopravvivenza dopo 5 anni del 98,5%. Il primo strumento per la diagnosi precoce è la mammografia.

    La comunità scientifica riconosce universalmente l’utilità della mammografia per lo screening del carcinoma mammario, ma non vi è consenso sulla frequenza con la quale questa dovrebbe essere eseguita. Molte organizzazioni sanitarie tuttavia concordano con il fatto che ciascuna donna dovrebbe valutare con il proprio medico curante il rischio di sviluppare il carcinoma mammario e quindi anche la frequenza dello screening. Sebbene lo screening fornisca dei benefici in termini di diagnosi precoce, può anche fornire risultati falsamente positivi con la conseguente esecuzione di procedure ed esami non necessari, come la biopsia.

    Secondo il Ministero della Salute, lo screening per il carcinoma alla mammella tramite mammografia deve essere eseguito ogni due anni nelle donne di età compresa tra i 50 e 69 anni. Secondo l’AIRC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro), la mammografia dovrebbe essere estesa anche alle quarantenni, con cadenza annuale. Per questo motivo in alcune regioni d’Italia, esistono dei protocolli di screening sperimentali che hanno esteso lo screening alle donne di età compresa tra i 45 e i 74 anni, con cadenza annuale per le donne di età inferiore ai 50 anni. Il riscontro di un’alterazione alla mammografia non consente di effettuare diagnosi di cancro al seno. Per questo motivo, in caso di sospetto, vengono eseguiti ulteriori accertamenti che consistono in una seconda mammografia, un’ecografia ed un esame clinico seguiti, se necessario, da un esame bioptico.

    In caso di presenza di fattori di rischio importanti, può essere raccomandata l’esecuzione degli esami di screening più frequentemente ed più precocemente.

  • Esami

    L’obiettivo dei test per il carcinoma mammario consiste in:

    • Identificazione dei fattori genetici ad alto rischio
    • Rilevazione e diagnosi precoce del carcinoma mammario
    • Determinazione dell’estensione del carcinoma mammario
    • Valutazione delle caratteristiche del carcinoma mammario al fine di definire l’approccio terapeutico
    • Monitoraggio dell’efficacia della terapia e della presenza di eventuali ricadute

    La tabella sottostante riassume gli esami utilizzabili. Alcuni esami possono richiedere l’esecuzione di una biopsia, nella quale le cellule vengono aspirate dal nodulo o rimosse chirurgicamente.

    ESAMI

    DESCRIZIONE

    CAMPIONE

    Mammografia

    Metodica di diagnostica per immagini altamente sensibile, in grado di rilevare piccolo noduli non percepibili tramite l’autopalpazione

    N/A

    BRCA1 / BRCA2

    Mutazioni genetiche che, se presenti, suggeriscono una probabilità di sviluppare il carcinoma mammario superiore all’80%.

    Sangue

    HER2/neu

    Test per la rilevazione dell’overespressione della proteina HER2 dovuta all’amplificazione del gene codificante; i tumori positivi per questo test rispondono meglio alle terapie basate su farmaci mirati verso HER2, come Herceptin®

    Biopsia

    HER2 (sangue)

    Nel carcinoma mammario metastatico, se i livelli di HER2 alla diagnosi sono maggiori di 15 ng/mL,questo test può essere usato per il monitoraggio dell’efficacia terapeutica

    Sangue

    Recettore degli Estrogeni/ Progesterone

    Livelli aumentati del recettore suggeriscono che il tumore possa rispondere in maniera positiva al trattamento ormonale. La terapia ormonale non è la stessa cosa della terapia ormonale sostitutiva e la presenza di questi recettori non indica la terapia ormonale sostitutiva come l’agente eziologico del tumore

    Biopsia

    CA15-3/ CA27.29

    Questo test misura la presenza di un antigene canceroso specifico. Livelli elevati di questo antigene indicano la presenza di una ricaduta

    Sangue

    Oncotype DX®

    Test genetico utile nella definizione del rischio di ricaduta e dell’efficacia di una terapia ormonale o chemioterapica

    Biopsia

    MammaPrint®

    Test genetico utile nella definizione del rischio di ricaduta e nella scelta del corretto approccio terapeutico

    Biopsia

     

    Test di laboratorio

    I test di laboratorio per il carcinoma mammario possono essere suddivisi in gruppi, sulla base dello scopo dei test.

    Test per la valutazione del rischio genetico

    Mutazione dei geni BRCA1 e BRCA2 – le donne considerate ad alto rischio per la presenza di una forte anamnesi familiare o per lo sviluppo precoce di carcinoma mammario o ovarico, possono essere portatrici di una mutazione di uno dei geni BRCA. La presenza della mutazione conferisce un rischio significativamente alto (50-80%) di sviluppare il carcinoma mammario nel corso della vita. Tuttavia è importante ricordare che solo il 5-10% dei carcinomi mammari è associato alla presenza di queste mutazioni. Prima dell’esecuzione del test è consigliata una consulenza genetica.

    Test per la diagnosi

    Il riscontro, da parte del radiologo, di una massa sospetta (calcificazioni o microcalcificazioni) o la rilevazione di una massa tramite palpazione, richiede la necessità di eseguire degli approfondimenti diagnostici tramite un prelievo bioptico o un agoaspirato. In entrambi i casi, vengono prelevate piccole porzioni della massa sospetta le quali vengono esaminate da un anatomopatologo al microscopio, alla ricerca delle caratteristiche proprie delle cellule tumorali. Questo tipo di analisi viene eseguita sia nel caso in cui si tratti di una patologia benigna che maligna.

    Le cellule cancerose maligne presentano molte alterazioni rispetto alle cellule normali. I segni includono alterazioni della forma, dimensione e aspetto dei nuclei cellulari, con segni evidenti di attiva proliferazione. La presenza delle cellule cancerose può inoltre alterare l’aspetto delle normali cellule adiacenti. L’analisi dell’anatomopatologo e la definizione dell’entità e del tipo di alterazione presente, consente di eseguire diagnosi di carcinoma e anche di guidare le scelte terapeutiche.

    L’agoaspirato consente di valutare solo una piccola porzione della massa. Per la corretta diagnosi e per la stadiazione è necessario eseguire una biopsia.  In seguito alla rimozione chirurgica del tumore e, spesso dei tessuti e dei linfonodi circostanti, spesso viene eseguita una seconda analisi da parte dell’anatomopatologo per definire l’entità della diffusione del tumore.

    Valutazione dei percorsi terapeutici

    Dopo la diagnosi, da parte dell’anatomopatologo, di carcinoma mammario, sul tessuto tumorale è possibile eseguire molteplici test utili per la definizione della prognosi e per la scelta del corretto approccio terapeutico. Tra questi, gli esami più utili sono l’esame per la rilevazione dell’amplificazione del gene HER-2/neu e quello per la rilevazione del recettore degli estrogeni/progesterone.

    • HER-2/neu è un oncogene associato con la crescita cellulare. Le cellule normali contengono due copie del gene HER-2/neu e producono bassi livelli della proteina HER2 espressa sulla loro superficie. In circa il 20-30% dei carcinomi mammari invasivi, il gene HER-2/neu è amplificato e pertanto la proteina HER2 risulta overespressa. I tumori con queste caratteristiche sono sensibili al trattamento con alcuni farmaci, come il trastuzumab (Herceptin®)o il lapatinib, che hanno come target le proteine HER2 espresse sulle cellule tumorali. Le pazienti con amplificazione del gene HER-2/neu trattate con questi farmaci mostrano di rispondere bene al trattamento e di avere una buona prognosi.
    • Recettore degli estrogeni/progesterone.Questo esame ha un’importante valenza prognostica e nella scelta dell’approccio terapeutico. I carcinomi mammari che esprimono il recettore degli estrogeni e del progesterone sono in grado di legare questi ormoni i quali promuovono la crescita tumorale. Maggiore è la percentuale di cellule tumorali positive e maggiore è il numero di recettori espressi sulla superficie cellulare, migliore è la prognosi. Questo perché questo tipo di tumori risponde bene alla terapia ormonale in grado di bloccare gli estrogeni o comunque limitarne la concentrazione.

    Le cellule cancerose negative per entrambi i test, vengono chiamate cellule “triplo-negative”. I carcinomi mammari di questo tipo si sviluppano più frequentemente nelle donne giovani e di origine africana o ispanica, e in quelle che, molto probabilmente, presentano mutazioni nei geni BRCA.

    I carcinomi mammari triplo-negativi tendono a crescere più velocemente e ad avere una prognosi peggiore rispetto agli altri. La mancanza dell’amplificazione del gene HER-2/neu infatti non consente di trattare questi tumori con farmaci come il trastuzumab (Herceptin®) o il lapatinib. Allo stesso modo, la mancanza dei recettori per gli estrogeni e per il progesterone non consente l’uso della terapia ormonale che si rivelerebbe inefficace. Tuttavia, queste pazienti possono essere sottoposte a protocolli chemioterapici differenti.

    Monitoraggio

    Antigene tumorale 15-3 (CA 15-3) – si tratta di una proteina prodotta normalmente dalle cellule della mammella. In molte donne affette da carcinoma mammario è possibile rilevare un aumento della concentrazione ematica di CA 15-3 e dell’antigene correlato CA 27.29. Di per sé, CA 15-3 non causa il cancro, sebbene l’aumentata espressione di questa proteina la renda un utile marcatore tumorale, utilizzabile, tramite misure eseguite a tempi regolari, nel monitoraggio dell’efficacia terapeutica e nella rilevazione di eventuali ricadute. CA 15-3 è aumentato in circolo solo nel 10% delle donne con carcinomi localizzati ma in circa l’80% delle donne con tumore metastatico. L’uso di questo marcatore non è utile nello screening del carcinoma mammario.

    Altri test

    Esistono molti test disponibili, ed altri in fase di ricerca, per la valutazione dei profili di espressione genica del carcinoma mammario. Questi test vengono utilizzati per una valutazione prognostica riguardante la probabilità di ricaduta e la possibile efficacia terapeutica. Molti dei test proposti sono promettenti ma i dati a supporto della loro utilità clinica sono ancora insufficienti per la loro introduzione. I due più utilizzati attualmente sono:

    • MammaPrint® Test – utilizzato in Europa (marchio CE nel 2005) e negli Stati Uniti (approvato dall’FDA - Food and Drug Administration U.S. - nel 2007). Valuta il profilo di espressione di 70 geni. Viene utilizzato nellepazienti di età inferiore a 61 anni, con nuove diagnosi di carcinoma mammario astadio precoce e senza coinvolgimento dei linfonodi. Permette di classificare le donne in alto o basso rischio di metastasi e/o ricaduta.
    • Oncotype DX® --Valuta il profilo di espressione di 21 geni. Utilizzato per la valutazione del rischio di ricaduta in pazienti con nuove diagnosi di carcinoma mammario allo stadio precoce, positivo per i recettori degli estrogeni e senza coinvolgimento dei linfonodi, in trattamento con tamoxifene. È incluso nelle linee guida dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), del National Comprehensive Cancer Network (NCCN) e del National Breast Cancer Coalition (NBCC)

    In alcuni tipi di carcinoma mammario possono essere utili anche altri tipi di test, come il Ki-67, la valutazione della ploidia ed altri marcatori di proliferazione. Tuttavia i maggiori enti raccomandano l’esecuzione dell’esame per la rilevazione dell’amplificazione del gene HER-2/neu e quello per la rilevazione del recettore degli estrogeni/progesterone. Gli altri test attualmente non sembrano avere importanti implicazioni terapeutiche e, in confronto alle informazioni ottenibili tramite la stadiazione, non sembrano avere un importante significato prognostico. Talvolta questi test possono essere utilizzati in caso di necessità di approfondimenti o nell’ambito di studi clinici.

    Test non di laboratorio

    Oltre ai test di laboratorio ve ne sono altri, non di laboratorio, ma ugualmente importanti. Questi includono:

    • Mammografia – fortemente raccomandata nello screening. Si tratta di una metodica radiografica in grado di rilevare la presenza di un carcinoma mammario fino a due anni prima che questo sia sufficientemente grande da essere palpabile tramite una valutazione clinica o tramite l’auto esaminazione.
    • Sono disponibili nuove tecnologie come la mammografia digitale e la tomosintesi, in grado di fornire immagini più dettagliate rispetto alla metodica convenzionale.
  • Stadiazione

    Il carcinoma mammario può essere classificato in vari stadi, sulla base delle dimensioni della massa tumorale e della sua diffusione. In linea generale, inferiore è lo stadio, minore è la diffusione del tumore. Le informazioni riguardanti la stadiazioni sono importanti sia nella definizione della prognosi (probabilità di progressione e/o ricaduta) che nella scelta terapeutica.

    Stadio

    Dimensione del tumore

    Sede

    Stadio 0

     

    Confinato ai dotti (Carcinoma duttale in situ) o ai lobuli (Carcinoma lobulare in situ)

    Stadio I

    Meno di 2 cm di diametro

    Il tumore si è diffuso tra i dotti ma è ancora confinato al tessuto mammario

    Stadio II

     

    Stadio IIA

    Meno di 2 cm di diametroo assenza del tumore

    Diffusione ad 1-3 linfonodi ascellari

     

    Tra 2 e 5 cm di diametro

    Nessuna diffusione ai linfonodi

    Stadio IIB

    Tra 2 e 5 cm di diametro

    Diffusione ai linfonodi

     

    Maggiore di 5 cm di diametro

    Nessuna diffusione ai linfonodi

    Stadio III

     

    Stadio IIIA

     

    Diffusione ai linfonodi ascellari contigui o ad altre strutture; possibile diffusione anche ai linfonodi sternali

    Stadio IIIB

    Qualsiasi dimensione

    Diffuso alla parete toracica o alla pelle della mammella; possono essere interessati i linfonodi ascellari e sternali.

    Il carcinoma mammario infiammatorio è un raro tipo di tumore che non forma noduli; di solito viene classificato in questo stadio in quanto molto aggressivo.

    Stadio IIIC

    Qualsiasi dimensione

    Diffusione ai linfonodi ascellari e turaco-sternali

    Stadio IV

    Qualsiasi dimensione

    Diffusione ad altri organi, come ossa o fegato

    Ricaduta

    Qualsiasi dimensione

    Carcinoma mammario non rilevabile dopo il trattamento e ora nuovamente rilevato in qualsiasi parte dell’organismo

     

  • Trattamento

    Molti tumori della mammella vengono trattati tramite asportazione chirurgica della maggior parte del tumore e successivamente con l’uso di una o più terapie volte all’eliminazione di eventuali cellule cancerose rimaste. La lumpectomia consiste nella rimozione dei tessuti cancerosi lasciando intatto il tessuto mammario rimanente. Una mastectomia comporta una rimozione di tessuto più ampia, ma può variare di entità.Mentre la mastectomia, un tempo era il trattamento di elezione anche negli stadi precoci del tumore della mammella, ora è disponibile un numero maggiore di opzioni terapeutiche.

    La lumpectomia seguita dal trattamento radioterapico ha mostrato avere uguale efficacia della mastectomia nel trattamento del carcinoma mammario in stadio precoce. Nel corso del trattamento chirurgico di asportazione possono essere asportati alcuni o tutti i linfonodi ascellari per essere sottoposti ad esame istologico per la valutazione del grado di diffusione del cancro.

    La scelta tra radioterapia, chemioterapia ed altre terapie farmacologiche dipende dalla donna, dalle caratteristiche del tumore e dalla sua diffusione. La terapia farmacologica si avvale di tamoxifene, inibitori dell’aromatasi ed altri farmaci anti-estrogeni da utilizzare nel caso di tumori sensibili alla terapia ormonale. I tumori caratterizzati dall’overespressione di HER2/neu, possono beneficiare della terapia mirata verso HER2 con il farmaco trastuzumab (Herceptin®) e lapatinib. La disponibilità di questi farmaci ha sensibilmente migliorato la prognosi delle donne con i tumori HER2-positivi.

    Negli ultimi anni vi è stata grande innovazione riguardo il trattamento del tumore della mammella. Sono stati sviluppati molti farmaci innovativi con un minor grado di effetti collaterali rispetto alle terapie convenzionali. Sono in corso di valutazionefarmaci basati sui principi di“gene-targeting” e vaccini.

Fonti

NOTA: Questa sezione è basata sulla ricerca che utilizza le fonti qui citate  insieme all’esperienza collettiva della Revisione Editoriale di Lab Tests Online. Questa sezione  è periodicamente rivista dalla Revisione Editoriale e può essere aggiornata come risultato della revisione. Ogni nuova fonte citata sarà aggiunta alla lista e distinta dalle fonti originali.


Fonti utilizzate nella revisione corrente

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