Noto anche come
Iperaldosteronismo primario
PA
Ultima Revisione:
Ultima Modifica:
29.03.2018.

Cos’è la sindrome di Conn?

L’aldosteronismo primario, noto anche come sindrome di Conn, è una patologia del sistema endocrino caratterizzata dalla secrezione eccessiva dell’ormone aldosterone da parte delle ghiandole surrenali. La produzione eccessiva dell’ormone comporta la ritenzione di sodio e la perdita di potassio dall’organismo, con conseguente innalzamento della pressione sanguigna (ipertensione).

Le ghiandole surrenali sono piccoli organi triangolari localizzati sulla sommità dei reni. Sono parte del sistema endocrino, un gruppo di ghiandole in grado di produrre e secernere gli ormoni responsabili della regolazione di molteplici attività. L’aldosterone viene prodotto dalla corteccia surrenale, ossia la porzione più esterna dell’organo. Questo ormone agisce regolando il volume, la pressione, il pH ed il bilancio elettrolitico ematico. La sua produzione è di norma regolata dalla renina, una proteina prodotta al livello renale. L’aumento di renina, in seguito alla diminuzione della pressione ematica, del volume di sangue che arriva ai reni o alla carenza di sodio, determina l’aumento della produzione ed escrezione di aldosterone. La diminuzione della renina invece è associata alla diminuzione di aldosterone.

Nell’aldosteronismo primario, la quantità di aldosterone prodotta è eccessiva; ciò può essere dovuto ad uno o più tumori benigni del surrene, all’iperattività di entrambe le ghiandole (iperplasia surrenale bilaterale) o a ragioni non ben chiarite (idiopatica). Raramente, l’aumento di aldosterone è associato alla presenza di neoplasie maligne delle ghiandole surrenali. In queste condizioni, la produzione dell’aldosterone non è regolata dalla secrezione di renina.

L’aumento dei livelli di aldosterone comporta l’aumento del pH ematico (alcalosi), ipertensione e ipernatriemia (eccesso ematico di sodio). Oltre a ciò, in corso di aldosteronismo primario possono essere presenti ulteriori sintomi aspecifici come, necessità frequente di urinare, debolezza, affaticamento e crampi muscolari. Il clinico può sospettare l’aldosteronismo primario in persone con ipertensione difficilmente controllabile, per le quali può essere necessario l’utilizzo di più farmaci antipertensivi o non responsivi alla terapia.

L’aldosteronismo secondario si distingue dall’aldosteronismo primario per le cause della patologia. Il secondario infatti comporta la produzione eccessiva di aldosterone per cause esterne alle ghiandole surrenali. È caratterizzato da livelli elevati di renina (normali invece nell’aldosteronismo primario) dovuti alla diminuzione del volume ematico afferente ai reni, all’ipotensione o alla carenza di sodio nelle urine. La causa più importante di aldosteronismo secondario è la stenosi renale arteriosa, ossia il restringimento del volume dei vasi afferenti ai reni. Altre cause includono l’insufficienza cardiaca congestizia, la cirrosi, la presenza di malattie renali o la tossiemia gravidica (preeclampsia).

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Approfondimenti
  • Segni e Sintomi

    I segni e sintomi di aldosteronismo primario sono perlopiù aspecifici e simili a quelli dovuti ad altre patologie. Spesso l’unico lieve sintomo corrisponde all’aumento della pressione sanguigna. I sintomi sono tuttavia spesso associati a ipokaliemia (carenza di potassio) e/o ipertensione. Possono includere:

    • Minzione frequente
    • Sete
    • Debolezza
    • Affaticamento
    • Paralisi temporanea
    • Disturbi del visus
    • Palpitazioni
    • Mal di testa
    • Crampi muscolari (specialmente nelle persone di origine asiatica)
    • Formicolio
  • Esami

    Lo scopo dei test è quello di determinare le cause di aldosteronismo ed effettuare diagnosi differenziale tra aldosteronismo primario e secondario.

    Test di Laboratorio
    • Elettroliti – possono essere misurati per rilevare un eventuale sbilanciamento dell’equilibrio elettrolitico, perlopiù valutando la diminuzione di potassio e cloro e l’aumento di CO­2.
    • Rapporto aldosterone/renina (ARR)–raccomandato nelle linee guida del 2016 della Endocrine Society per la rilevazione dell’aldosteronismo primario.La presenza di livelli di renina eccessivamente bassi e di aldosterone eccessivamente alti, determina l’aumento del rapporto ARR e fa sospettare la presenza di aldosteronismo primario. L’Endocrine Society raccomanda l’esecuzione, in caso di ARR positivo, di un test di secondo livello, il test di soppressione. Questo prevede la somministrazione di cloruro di sodio (test da carico salino), fludocortisone o captopril per la rilevazione della soppressione della produzione di aldosterone. I test sono positivi in caso di mancata soppressione di aldosterone e valori di renina nella norma o diminuiti.
       

    In caso di positività per questi test, i pazienti vengono sottoposti a TAC o risonanza magnetica nucleare alla ricerca di tumori delle ghiandole surrenali, come raccomandato dall’Endocrine Societyper l’aldosteronismo primario. La diagnosi di aldosteroismo primario può essere complicata dalla frequente presenza di tumori surrenalici benigni, specialmente nelle persone anziane, spesso non secernenti aldosterone e rilevati casualmente durante procedure diagnostiche non correlate. Anche il riconoscimento dell’iperplasia surrenale può essere resa difficoltosa dall’enorme variabilità interpersonale nelle dimensioni delle ghiandole surrenali.

    In caso di sospetta neoplasia aldosterone secernente non rilevabile, può essere richiesta l’esecuzione di un prelievo di sangue dalle vene efferenti le ghiandole surrenali. La presenza di una diversa quantità di aldosterone (spesso del rapporto aldosterone/cortisolo) nei prelievi relativi alle due ghiandole surrenali, suggerisce la presenza di un tumore in corrispondenza della ghiandola a maggior secrezione di aldosterone.

    Raramente, l’aldosteronismo primario può essere dovuto ad una mutazione ereditaria in grado di promuovere la produzione di aldosterone.

    Test non di laboratorio
    • Misura della pressione ematica – spesso indicativa di possibile aldosteronismo primario
    • Tomografia computerizzata o risonanza magnetica nucleare – per rilevare la presenza di tumori a carico delle ghiandole surrenali.
  • Trattamento

    Lo scopo del trattamento dell’aldosteronismo primario è quello di diminuire la pressione arteriosa fino a livelli normali o vicini alla norma, diminuire i livelli ematici di aldosterone e risolvere lo sbilanciamento elettrolitico. I tipi di trattamento dipendono dalla causa scatenante l’eccesso di aldosterone.

    La presenza di un tumore benigno in una delle due ghiandole surrenali, fa propendere verso la rimozione della ghiandola affetta. Nella maggior parte dei casi questo risolve completamente l’ipertensione ed i sintomi associati. In altri casi sono necessari ulteriori trattamenti per bloccare l’aldosterone, gestirne l’accumulo e controllare pienamente la pressione arteriosa.

    Se l’aldosteronismo primario è dovuto alla presenza di un tumore canceroso, seppur raro, allora è necessario verificare che gli organi circostanti non siano stati compromessi e non necessitino di rimozione da effettuare in concomitanza a quella della ghiandola surrenale affetta.

    In presenza di cause idiopatiche o in caso di iperplasia surrenalica di entrambe le ghiandole, la rimozione chirurgica non viene in genere raccomandata se non in un numero ristretto di casi. In questi casi il trattamento può prevedere la somministrazione di spironolattone, farmaco in grado di bloccare l’azione dell’aldosterone, oltre che di uno o più farmaci antipertensivi.

    Le persone affette da aldosteronismo primario dovrebbero consultare e farsi seguire costantemente dal proprio medico curante ed un endocrinologo, se necessario. Il trattamento può aver bisogno di essere continuamente variato e modificato al fine di gestire l’ipertensione ma anche altre patologie concomitanti come le malattie renali o l’insufficienza cardiaca congestizia. La variazione degli stili di vita verso abitudini più sane, come quella di una dieta equilibrata e dell’abitudine all’esercizio fisico, può migliorare la risposta alle terapie.

Fonti
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